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06/30/2007

La conversazione, la discussione e la violenza

Sandrone Dazieri si chiede che cosa accadrà ai blog di fronte all'alternativa di lasciare le discussioni aperte col rischio di dar spazio al rumore degli insulti e delle cavolate oppure di chiuderli con il rischio ben più alto di perdere occasioni di sperimentazione culturale. Il caso che gli offre spunto è la discussione esplosa recentemente sul blog di Domiziana Giordano. Ha ragione anche a dirmi che non può essere positiva una discussione che scade nella violenza verbale, come è avvenuto in quel caso. Perché la violenza non è positiva. E a maggior ragione quella che appare gratuita, ingiusta, assurda, come quella che ha investito Domiziana.

Penso che ci siano alcuni elementi su cui riflettere. Quella famosa discussione succede su piani diversi e per rispondere al dubbio di Sandrone non si può che ripercorrerli, per andare subito oltre:

1. La questione della configurazione del Nokia di Domiziana è stata lo spunto per fare emergere una sorta di  - forse inconfessabile - senso di superiorità nelle persone che si danno come esperte di tecnologia rispetto a quelle che ammettono le proprie difficoltà. Ma questo non basta a spiegare.

2. Perché c'erano dei preconcetti più ampi che motivavano la reazione degli insofferenti: preconcetti derivanti dalla oggettivamente controversa partecipazione di Domiziana a un'edizione del terribile reality "L'isola dei famosi". La superiorità incofessabile diventava così accettabile in chi implicitamente la vantava perché si appoggiava a una supposta superiorità culturale: era legittimo rifiutare a una persona del mondo della tv più banale l'entrata, alla pari, nel mondo della vera comunicazione alternativa dei blog. Basta leggere le prime reazioni alla notizia del blog di Domiziana per rendersi conto che questo pensiero è passato spesso nella mente e nella tastiera di alcuni di coloro che da tempo erano online. Ma questo non basta ancora.

3. Non basta perché implicherebbe fermarsi di fronte a un orientamento "razzista", come dice Mimmo Cosenza, che se fosse confermato chiuderebbe la discussione nella sua inaccettabilità. Oppure finirebbe con la denuncia di una incompatibilità culturale segnalata da Maurizio Goetz. Questo genere di contrapposizioni può essere un dato di "natura" della cultura: nel senso che spesso i tratti culturali servono a costruire etnie che si definiscono identitariamente sulla base di una contrapposizione ai tratti culturali di altre etnie. Ma vogliamo pensare che i blogger originari, quelli che hanno cominciato perché essendo tecnologicamente avvertiti hanno capito per primi lo strumento dei blog, possano davvero pensare di tener fuori gli altri solo per questo? Oppure che possano pensare di avere il potere di ammettere per cooptazione nel mondo dei blog solo coloro che accettano di sottostare al loro diritto di prelazione? Non ci credo: non credo che pensino così. Li conosco personalmente e so che sono persone democratiche e molto intelligenti. Anzi, proprio per questo hanno cominciato a dedicare parte del loro tempo a un medium impegnativo: per lanciare un nuovo sistema di informazione, indipendente, critico, aperto.

Il loro obiettivo è il mio. E quello di molti che hanno cominciato da tempo a fare i blog. Sono sicuro che, proprio, per questo, l'asse della discussione vada spostato. Dalla contrapposizione culturale e dal sistema dei preconcetti citati alla vera priorità dei blog: la blogosfera ha successo se vince nel complesso; qui, valgono le persone e non i loro ruoli sociali; valgono le parole e i contenuti che portano agli altri sul blog e non la loro posizione mediatica generale. Non nego che se uno è famoso ha più probabilità di interessare di un altro. Ma le possibilità sono molto più aperte per tutti. E i fatti lo dimostrano. Luca Conti è molto più importante per la blogosfera italiana di Beppe Grillo. Del resto, anche Beppe Grillo - in quanto personaggio affermato e blogger "anomalo" - ha subito i preconcetti dei vecchi blogger.

Vogliamo andare avanti così o vogliamo andare alla sostanza?

Bene se vogliamo andare alla sostanza, l'unica strada è valorizzare le persone e non la loro maschera sociale. Solo così si possono connettere le esperienze che raccontano i vari blogger e costruire nell'insieme un nuovo medium dotato dei suoi anticorpi contro le informazioni false e della sua indipendenza contro le informazioni manipolatorie.

Se questo è vero, la questione delle differenze culturali che hanno motivato alcune violente discussioni, tra persone intelligenti si supera. Resta il tema dei vandali. Quelli che come dice Sandrone insultano, esistono solo in quanto fanno rumore, rovinano il senso della conversazione online e la ammorbano di sciocchezze. Ho l'impressione di ritenere che siano solo righe perse. Che nell'ambito della sperimentazione sia più importante che esistano i commenti piuttosto che non esistano. Ma credo anche che la conversazione vera, quella che resta, avvenga nei rimandi tra un blog e l'altro. Quando di fronte a un post, un altro blogger lo riprende e lo commenta sul suo blog, allora si prende tutta la sua responsabilità e ci mette tutta la sua identità online: è più credibile e impegnato. I commenti, penso, siano una sorta di sms per avvertire che ci siamo e che ci pensiamo, per mandarsi segnalazioni veloci e per darsi una pacca sulla spalla. Se qualcuno li usa per fare il violento, dà fastidio ma non lascia traccia. Se quel violento riuscisse a far chiudere i commenti avrebbe vinto. Come un terrorista che induca una democrazia ad abbandonare i diritti civili. Succede, purtroppo, ma se vogliamo contribuire alla convivenza civile, faremo meglio dove possiamo a non far vincere i violenti.

Accettiamo le conseguenze della sperimentazione. Grazie a Fabio Turel che concorda nel vedere ai confini delle culture il luogo dell'innovazione. E andiamo oltre.

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Commenti

Riguardo al punto 1 e 2: siamo davvero sicuri che il senso di superiorità fosse dalla parte dei "commentatori tecnologici"? Basta leggere i commenti al post indicato per farsene un'idea (e grazie a Dio ciascuno è ancora libero di farsela un'opinione).

Detto questo: avere un blog non significa solo scrivere un post di tanto in tanto, significa anche gestirne i commenti, positivi o negativi che siano.

La qualità di un blog si misura anche dalle discussioni che nascono nei commenti, nella capacità di generare riflessioni e dialogo: nel momento in cui qualcuno esprime un'opinione diversa e il blogger invece di argomentare lo accusa di essere pagato dalla Nokia, tanto vale smettere di leggere.

Francesco.

L'aggressività, nel caso di Domiziana Giordano, c'è stata da ambedue le parti. Forse un minimo di umorismo in più, un po' di sana autoironia, non avrebbero fatto male sia ai commentatori sia alla blogger. Che poi Domiziana Giordano usi la lingua italiana in modo disinvolto mi pare abbastanza evidente (personalmente non mi urtano tanto gli errori di sintassi quanto la pretesa di far passare la sciatteria linguistica per una grande rivoluzione comunicativa): a un commentatore X è possibile, semplicemente, richiamare l'attenzione su quest'aspetto, e magari criticarlo, oppure non lo si può fare perché altrimenti si rischia di essere accusati di "razzismo culturale"? Che la Giordano abbia partecipato all'Isola dei Famosi francamente è per me totalmente ininfluente: ma il gioco dei commenti, a mio parere, va giocato fino in fondo in un blog, con le sue implicazioni negative o positive. Altrimenti, meglio scegliere forme di comunicazione alternative e meno esposte.
Che poi il "rumore di fondo" nei blog, specialmente in quelli più frequentati, esista e sia in pratica ineliminabile è questione non facilmente risolvibile (ha ragione Dazieri: certe conversazioni su "Lipperatura", ad esempio, sono davvero insopportabili). Da un certo punto di vista, proprio per questo motivo ho l'impressione che siano socialmente più influenti i blog "piccoli", che costituiscono fra loro una rete di rimandi e informazione alimentata anche dei commenti, in genere mirati e pertinenti(anche se i troll non mancano mai) che i blog ... come definirli? "mainstream", i cui contenuti finiscono per essere soffocati dall'incoercibile tentazione alla confusione e all'invidia che evidentemente anima il genere umano.

Vorrei tralasciare la querelle relativa alla Giordano e soffermarmi sul punto della conversazione: uno strumento come Twitter, può far parte (insieme a quello dei commenti e dei rimandi dei blog di cui parli) della piccola grande conversazione che avviene ogni giorno e che crea automaticamente un nuovo media.
E' questo il punto su cui riflettere certo che non tutti i blogger abbiano questa filosofia, anche tra i più vecchi: questo modo infatti si è diffuso in maniera automatica senza nessuna oscura operazione da parte delle blogstar. Credo che la scelta e le idee delle persone valgano ancora molto, per fortuna. E questo come dici è più importante di ogni ruolo sociale: noi ne siamo convinti, ma gli altri?

Buongiorno Luca, ho letto con attenzione il tuo post e condivido appieno quando dici: "Ma credo anche che la conversazione vera, quella che resta, avvenga nei rimandi tra un blog e l'altro. Quando di fronte a un post, un altro blogger lo riprende e lo commenta sul suo blog, allora si prende tutta la sua responsabilità e ci mette tutta la sua identità online: è più credibile e impegnato".

I commenti sono infatti importanti, ma a mio giudizio non necessariamente indice di qualità per un blog. Come ho già detto a Sandrone, capita infatti che di fronte a un post ben scritto non si voglia aggiungere altro, di fronte invece a righe poco curate (sia del post che dei commenti), dal tono polemico oppure dal contenuto banale, ci si senta più liberi di esprimere un'opinione, anche solo per il gusto di unirsi al coro (non è comunque questo il caso del mio intervento :))...si sa, la vox populi trascina chiunque!
Porre dei limiti alla libertà d'espressione penso significhi violare le "regole" del blogging, c'è da sperare quindi emergano i blogger migliori per selezione naturale. In riferimento agli "ospiti indesiderati", penso non sia sempre colpa del blog in sé quale nuova forma di comunicazione alternativa, piuttosto del blogger che non è in grado di arginarli. Bisognerebbe quindi imparare, ponendosi nel modo adeguato, a non lasciare spazio, se non gradite, a certe esternazioni. Come nel mondo reale ci sono persone che riescono ad imporsi con autorevolezza e assertività ottenendo rispetto senza richiederlo esplicitamente, così la stessa cosa dovrebbe accadere per ciascun blogger. Non è certo facile riapplicare dinamiche di relazione consolidate e vincenti nel mondo reale a quello virtuale; del resto la comunicazione in rete è una conquista troppo recente, impararne tutte le regole e conoscerne le variabili sarà il prossimo passo.

Twitter è un ottimo strumento da questo punto di vista (nel senso che accresce la possibilità di scambio e di informazione), senza contare che è divertente, il che non guasta. La difficoltà? spiegarne l'utilità a chi non lo usa. I miei alunni adolescenti (tutti msn addict) mi prendono in giro perché non ne comprendono l'efficacia comunicativa. Io stessa, prima di cominciare, avevo più di un dubbio. Ne ho compreso le possibilità solo praticandolo: d'altra parte quando ho cominciato con il blog (nel 2003) dovevo perdere almeno un quarto d'ora a spiegare ai "profani" di che cosa si trattasse. Ora il blog è diventato moda anche in Italia e la frontiera dell'innovazione comunicativa si è spostata in avanti

Floria: ammetto che non ho ancora capito Twitter. Cioè ho capito che è divertente. E giustamente lo paragoni a msn. Mi viene da paragonarlo a un mood tipo videogioco online molto più personale, un po' second life meno le menate di second life, con più libertà internettiana vera... Ma non mi rendo conto di quanto possa essere anche... lasciami dire... capace di conseguenze non effimere... Mi vuoi aiutare a capire come la vedi tu?

Ma non è che state dando troppo spazio a questa blogger ?
Isola dei famosi ? e cos'è ? scopro da questi post che una persona è stata all'isola dei famosi e chi se ne frega, non guardo i reality, so ora che questa blogger ci ha partecipato e ha fatto benissimo è un lavoro onesto come tutti gli altri.
Leggendo le sue disavventure con il telefonino mi è venuto da sorridere, leggendo le accuse di essere pagati dalla nokia per quelli che le spiegavano il problema mi è venuta noia ed ovviamente su quel blog non ci metterò più piede.
Tutto questo parlarsi attorno su blog , blogosfera , ruolo dei bloggers e amenità varie mi sa tanto solo ed esclusivamente di autoreferenzialità , per fortuna su un blog si può decidere di andare, di tornarci o di eliminarlo dai propri feed.
Ormai da un pò di tempo assisto a campagne contro questo , contro quello, seghe mentali (scusami ma non voglio essere volgare utilizzando questo termine) sul futuro dei blog , dove andremo cosa faremo , comportamento tipico di quando non si sa di cosa parlare.
E allora smettiamola di sentirci al centro del mondo perchè abbiamo un blog e ricominciamo a scrivere quello che abbiamo sempre scritto e lasciamo le analisi socio/politiche/culturali al bar dello sport dove ci stanno benissimo.
Nel mio peregrinare di blog in blog ne ho trovati alcuni di mio interesse ed altri no lasciamo che sia la selezione naturale a decidere cosa sarà del singolo blog ed evitiamo di discutere del sesso degli angeli, fino a prova contraria nessuno è costretto a leggere un blog se non gli piace.

P.S.: In ogni caso questa assurda polemica un risultato l'ha ottenuto, far parlare di nova100 in tutta la blogosfera e se è un operazione di markenting pianificato tutti i miei più sinceri complimenti al marketing di nova100.

ciao

wolly

P.s. : Ho scritto una lettera aperta al webmaster di questo network sul mio blog dato che non ho trovato una mail di riferimerimento, se per caso sai chi è gli dici di venirsela a leggere ?

grazie e ciao

wolly

Quando ho cominciato con Twitter ero diffidente. Devo dire che, frequentandolo, al di là dell'aspetto ludico (in certi momenti assolutamente prevalente) ho potuto approfittare di una serie di informazioni (segnalazione in tempo reale di post, indicazione di risorse, etc.) che avrei reperito in Rete con maggior fatica e dispendio di tempo, fra feed e lettura diretta di blog. Naturalmente dipende da chi scegli come amici (e da chi ti sceglie): ovvero la qualità della rete di relazioni nella quale ti inserisci. Non nego che influisca anche il gusto personale: snobbo MSN, che può avere in parte la medesima funzione, perché lo usa mia figlia adolescente e buona parte dei miei alunni, e non voglio sentirmi troppo "ragazzina". Mentre Twitter mi fa sentire, come dire, più "in". Un aspetto negativo: Twitter comincia ad essere usato come veicolo di pubblicità indesiderata, uno scopo che considero assolutamente improprio e capace di snaturare la funzione positiva che lo strumento può avere.

Per una persona che ha attraversato l'umanità da Tarkovsky a Taricone che vuoi che sia qualche post stupidello. Laissez-faire, laissez-faire. Con buon gusto, possibilmente.

Non posso fare a meno di pensare che dietro a questi attacchi verso di me ci sia anche la strategia chiamata guerrilla marketing, per preservare l'onore delle aziende coinvolte. Forse mi sbaglio... chissà...ma se solamente questi blogger rissosi fossero così attivi per i diritti civili (che sono anche i loro) tanto quanto lo sono adesso per difendere queste aziende multinazionali, forse non avremmo un paese tanto conservatore... dg

... anche questi però sono pregiudizi...

esattamente: pregiudizio da una parte, pregiudizio dall'altra. E, l'ho già detto, una preoccupante mancanza di umorismo ... ma ci rendiamo conto di qual è stato l'oggetto del contendere (preciso: la sottoscritta possiede un motorola comprato al supermercato in gran parte utilizzando i punti della spesa)?

Luca il tuo ragionamento è in gran parte condivisibile, ma è viziato dal fatto che tu non sembri prendere n considerazioni i reali termini della disputa.

Dimentichi totalmente il fatto, a mio modo di vedere molto grave, che la "signora" non ha espresso dubbi sulla configurabilità del Nokia, ha immediatamente e sulla base di considerazioni contraddittorie affermato che in Italia tutto è una bufala.

Quando abbiamo cercato, giustamente infastiditi, di contestare la cosa lei, senza prendere in minima considerazione nulla di quanto le è stato detti si è esibita un un atteggiamento diffamatorio affermando che siamo venduti tutti alla Nokia, atteggiamento che reitera qui.

Credo non ti sfuggirà la gravità della cosa: in fondo io sono solo un cretino che da trent'anni compera ilSole 24 ore, ma francamente farmi offendere così gravemente dalle sue pagine, sia pur virtuali, continua a darmi un certo fastidio.

Per il resto seguo il tuo consiglio e ti rispondo sul mio blog.

Dadda

Ciao Roberto! se mi dici che ti senti diffamato ho il potere di togliere da questi commenti quello di Domiziana. In quel commento, peraltro, lei non citava nessuna persona in particolare. Inoltre le posso dire, come penso di aver fatto immediatamente commentando il suo commento, che mi pare che i suoi discorsi siano viziati da pregiudizio. Colgo però l'occasione di ribadire che questi sono blog nei quali i soli responsabili sono i blogger stessi, come in tutti i blog. Quindi non sono le pagine del Sole ma quelle dei blogger ad essere sotto accusa. Spero che questa precisazione aiuti a chiarire. Per quanto mi riguarda ti conosco da troppo tempo per non essere certo che le insinuazioni che ritieni ti siano rivolte sono del tutto prive di fondamento. Non sono certo io a doverti consigliare: spero solo che tutta questa vicenda si plachi per passare a una riflessione sul suo significato, come ho tentato di suggerire con il mio post. Su questo blog quello che posso fare è togliere il commento di Domiziana se tu pensi che sia rivolto a te. Fammi sapere. Mi spiace molto che tutto questo maltrattamento generale non riesca a finire.

Io ho letto il blog di Domiziana Giordano e i suoi post e poi ho continuato a leggere altri post su altri blog. Possibile che sia l'unico che abbia pensato "ok, la pensa cosi!" e basta. Senza tanti "sono d'accordo. Non sono d'accordo! ora le rispondo per le rime... non è capace a scrivere.. "ecc.
Ho semplicemente letto il pensiero di una persona, e poi sono passato oltre...
Non vedo perché lei non possa scrivere quello che le passa per la testa, come d'altro canto non vedo perché uno che ha voglia di rispondere non possa farlo nei modi e nei termini che ritiene più opportuni...
Internet è trasparente, se scrivi che l'Iphone è della Microsoft, troverai 100 persone che dicono che sbagli, ma non per questo a te deve essere impedito di scriverlo.
Se Domiziana sceglierà di scrivere demenzialità sul suo blog ( si chiamarebbero "dominzialità"? ), avremo solo altre pagine scritte che potremo leggere oppure no, usarle per farci un giudizio oppure no. L'importante è che a nessuno sia impedito di dire e fare quello che ritiene più opportuno, specialmente se non si nasconde dietro uno pseudonimo o l'anonimato. ( che non è ugualmente da criminalizzare).

Figurati Luca l'ultima cosa che vorrei è causare la censura di qualcuno!

In tutta questa storia siamo in tre o quattro ad avere "difeso" nokia: conosco o personalmente o indirettamente gli altri e posso dire senza tema di smentita che nessuno è stato pagato da Nokia che del resto non credo sia così terrorizzata dal blog della Giordano da fare una pressione del genere... Quanto poi all'idea che ci abbiano arruolato in un team di "guerrilla marketing" credo che l'idea sia tanto comica da smontarsi da sola!

Del resto la mie prese di posizione spesso molto scomode sono note a chi mi conosce e non credo che basti un intervento della Giordano per ledere la mia credibilità personale.

Ho fatto l'osservazione sulla diffamazione solo perché credo sia opportuno riportare le cose a un equilibrio: qui non c'è una banda di scalmanati che ha attaccato una povera verginella, qui anche la signora è andata giù molto pesante!

Per il resto sto meditando un po' sull'accaduto ed appena pronto posto le considerazioni sul mio blog.

roberto

PS sai che non sono del tutto sicuro che con la testata che hanno questi blog non potrebbero coinvolgere in una eventuale vertenza legale anche il sole? Del resto non sono blog come tutti gli altri, hanno una testa che fa chiaro riferimento a un giornale e a un editore, sono stati pubblicizzati, sono spesso citati anche sulla carta come parte della famiglia. Ho la sensazione che alla responsabilità di chi scrive si associ in solido una responsabilità anche dell'editore, ma posso sbagliare. Certo se pensassi di intentare una causa ci proverei visto che l'editore ha certamente molti più soldi di tutti i blogger messi insieme!

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