Luca De Biase -

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13/06/07

Libertà è sperimentazione

Se uno scrittore di romanzi, uno di quelli bravi, commenta un post pubblicato dall'amico giornalista sul suo blog e gli dice «ti pingo» è probabile che le antologie della letteratura italiana siano destinate a studiare qualche forma di aggiornamento. Non solo perché il confine tra l'italiano e l'internettese si sta evidentemente confondendo. Ma anche perché la conversazione pubblica che avviene online si dimostra orientata a influenzare le dinamiche delle forme letterarie, sdoganando con forza inusitata il suono del parlato nella scrittura.

Ma questo è solo l'inizio. Perché i blog e i network sociali si arricchiscono ogni giorno di novità. Foto, video, audio, testi e ogni forma di collaborazione per la condivisione di idee ed esperienze. E anche Nòva24 ha organizzato una piattaforma innovativa per favorirne la crescita.

Nòva100 è un insieme di autori, che forse nel tempo arriveranno appunto a 100, riuniti da un comune sentire sull'urgenza di innovare e sperimentare, nella ricerca, nella tecnologia, nella creatività. Ogni autore è naturalmente indipendente e responsabile di quanto scrive.

Un aggregatore dà conto del panorama dei loro contributi. In una pagina li propone classificandoli in base all'argomento, in un'altra in ordine cronologico inverso e in una terza nella forma di "nuvola di parole chiave". E da qui, gli sviluppi andranno nella direzione di sviluppare ogni possibile forma di condivisione di pensieri, notizie e ricerche con il pubblico attivo al quale innanzitutto questa iniziativa è rivolta.

Certamente, la grande conversazione nata da qualche anno in rete ha insegnato anche ai giornali che è tempo di migliorare. Il pubblico attivo chiede ai giornalisti di imparare ad ascoltare attivamente. E strutturalmente porta i giornali a proporsi anche come forme di accesso, editorialmente pensato, all'opera di chi fa ricerca in modo serio sui diversi soggetti che possono diventare informazione.

Nòva100 è un luogo nel quale questo avviene senza distinzione professionale: giornalisti e designer, musicisti e attori, studiosi e comunicatori, artisti e fotografi, disegnatori e manager, scienziati e informatici, autori tv e organizzatori... Qui sono tutti blogger, per come sono capaci di esserlo. E, soprattutto, qui niente è definitivo salvo la piena e condivisa volontà di migliorare sempre. Sbaglieremo, proveremo, torneremo indietro e ci lanceremo avanti. Ma lavoreremo per migliorare sempre. Perché, altrimenti, dove sarebbe il divertimento?

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Di seguito i weblog con link a Libertà è sperimentazione:

Commenti

Buongiorno.

Ci sono un paio di aspetti che non mi sono del tutto chiari.

Il "chi" è chiaro, ma suscettibile di argomentazione - ci arrivo subito.

Il "cosa" è meno chiaro: a giudicare dal "chi" non ho capito del tutto dove si vuole andare a parare.

Il "dove" è evidente. Il "quando" pure.

Il "come" pone dei dubbi: se non è nanopublishing, che cos'è?

Dove mi sono piantato è il "perché": ecco, magari qualche chiarimento su questo aspetto non sarebbe male. Perché dire "Nòva24 ha organizzato una piattaforma innovativa per favorirne la crescita" è come dire quasi nulla.

Ovviamente sono i miei due eurocent e il mio modesto parere...

Grazie per l'attenzione.

Luca

Li pagate gli autori?

Concordo.... più o meno :-)

'Chi' è chiaro, ma ''come diventare Chi'' (che forse è il 'cosa' citato da Luca) non troppo. Il ''perchè''', che forse è la parte più importante quando nasce un nuovo progetto, è - almeno per me - assolutamente oscura :-)

E' un progetto davvero molto interessante e stimolante, il vostro. Io sono molto interessato alla dimensione sociale delle fedi, al dialogo tra culture, civiltà e (appunto) religioni e a tematiche affini. Dando un'occhiata ai blog già esistenti, mi è sembrato di notare che queste tematiche non sono ancora presenti, almeno trattate in maniera organica, ovviamente. Ho anche una certa pratica di blog in quanto bloggo da quasi cinque anni e, insomma, se volete e lo ritenete opportuno, sono qui. Intanto buon lavoro a tutti.

Ciao a tutti e grazie per l'attenzione dedicata a Nòva100. Mi spiace per le impressioni negative. Chi, cosa, perché? Ecco... Ci sono persone che, quasi tutte, hanno già scritto su Nòva cartaceo e approfondiscono il discorso con un blog. Tutti i blogger hanno bisogno di una piattaforma. Questo editore ha messo a disposizione, appunto, una piattaforma, un help desk per chi ne ha bisogno, una condivisione di fatturato pubblicitario, indipendenza e autonomia... Gli autori dei blog sono in questo caso simili a chi scrive libri: qualcuno gli da una piattaforma e un modello di business... L'aggregatore ovviamente è solo un modo per segnalare i post nuovi a chi non vuole iscrivere il proprio aggregatore personale a ciascun rss singolarmente. Non mi pare che ci sia molto di più da spiegare dal punto di vista del modello, se non segnalare che la piattaforma è in evoluzione e proporrà strumenti interessanti per i blogger che la usano. Mi pare che per l'insieme della blogosfera si apre solo una possibilità di crescita in più se gli editori contribuiscono in questo modo minimalista ma corretto. Ci sono gli inventori, ci sono quelli che fanno start up per il nanopublishing e poi le vendono, ci sono quelli che fanno piattaforme e poi le vendono, e ci sono quelli che aiutano a cercare nuovi blogger interessanti... Questo può essere un mestiere adatto agli editori: possono aiutare, anche se non sono gli unici a poterlo fare, ad attirare alla blogosfera nuovi blogger che si impegnino a fare un lavoro di qualità. E un fatto è certo: quelli che usano Nòva100 si impegnano. Speriamo che contribuiscano alla conversazione in modo soddisfacente. Naturalmente, se non ho risposto in modo esauriente sono a disposizione. Saluti.

Una risposta è già molto di più di quanto si potesse sperare. ;)

Mi permetto di "sfruttare" ancora un po' la disponibilità per alcune considerazioni.

Innanzi tutto, non comprendo appieno le "invasioni di campo" dei media tradizionali negli strumenti sociali come i blog: sono due settori completamenti diversi. Non dico si dovrebbe parlare di compartimenti stagni, ma...

...ma il punto, a mio avviso si intende, è: un blog è teoricamente una iniziativa spontanea e non mediata di publishing. Selezionare gli autori equivale a portare avanti un progetto editoriale - fare quanto si farebbe su una testata giornalistica tradizionale. Niente di grave, ma non è più fare blogging. È fare editoria, che è altro.

Se poi lo scopo è appunto fare editoria, come con Nòva24 che è una bella testata, allora basta dirlo: ma non sono blog, sono approfondimenti tematici con in più un aggregatore (che immagino a sua volta risponda a delle logiche editoriali, o addirittura sia gestito manualmente).

"Qui sono tutti blogger": non secondo il mio punto di vista. Qui tutti sono giornalisti che fanno i blogger: è diverso. Immagino che nelle intenzioni dovrebbe essere una specie di speaker corner: seguirà dibattito (nei commenti).

Ma cosa ha a che fare questo con un blog? Ha la forma di un blog, certo, ma non è un blog: perché c'è qualcuno che decide chi parlerà, che decide quali saranno gli argomenti. Autorevolmente magari: ma in maniera non-social.

Capisco "l'urgenza" di un editore a stampa di testare nuove forme di comunicazione. Capisco meno la scelta di chiamarlo network di blog professionali. Secondo me i blog professionali non esistono: esistono al massimo professionisti che scrivono blog. Raccoglierli sotto l'ombrello di un marchio li rende però meno indipendenti e meno spontanei, li costringe a rispondere a dei requisiti e degli standard.

Sempre che questa esigenza sia sentita dagli autori. Perché ne va del loro guadagno: e allora se ci sono di mezzo i profitti, diventa davvero editoria. Si viene pagati per scrivere, dunque non è più bloggare...

My two cents, e grazie per l'attenzione.

Luca Annunziata

Ciao, grazie per il messaggio. Non sono molto d'accordo con l'idea che i blog siano così tanto altro dal resto del mondo da non avere nulla a che fare con le altre componenti del sistema dell'informazione. Ci sono molti blog diversi: quelli degli esperti del New York Times, quelli dei giornalisti della Repubblica, quelli che usano piattaforme a pagamento e che a loro volta mettono i link sponsorizzati di google, quelil che usano piattaforme gratuite sulle quali qualcun altro raccoglie la pubblicità, quelli che non hanno nulla a che fare con i soldi mentre fanno il blog ma che sono professionisti che col blog si fanno conoscere e ottengono in cambio una notorietà che fa bene al loro successo professionale, quelli che fanno i blog per gli amici, quelli che li fanno per tutti, quelli che li fanno per divertimento, quelli che li fanno per contribuire all'informazione e per missione sociale. E' davvero difficile definire chi non possa essere un blogger. Alla fine, tutti con le loro caratteristiche sociali e culturali possono avere una forma di espressione online che possono pensare come blog o come altro. L'importante, secondo me è che siano davvero personali. Di quello che possono fare gli editori in questo contesto ho detto in un commento precedente. Ma mi interessa dire che in fondo i blogger sono persone: e tutte le persone possono essere blogger se vogliono. Poi ci possono essere quelli che fanno blog soggettivamente giudicabili come belli o brutti, utili o inutili, veritieri o insinceri. Spero che quelli che si trovano su Nòva100 siano belli, utili e sinceri. Lo vedremo. Vorrei dire che tutti sono liberi di trovare la piattaforma che più gli piace. E se qualcuno lo fa usando quella che ha anche un nome come Nòva100 vuol dire che intende sottolineare il suo apprezzamento per il servizio che questa piattaforma gli offre e per un nome che ha un significato, spero, positivo nel mondo dell'innovazione. E se apprezzano è perché sono orientati da soli, come ogni blogger, ma in un contesto che aggiunge un significato al loro lavoro: un po' come un autore sceglie di pubblicare con un editore o con un altro. La vera libertà di scelta è dell'autore, non dell'editore. Tenete presente che quello che questa piattaforma vuole fare è abilitare soprattutto le persone che non hanno un blog. E dare loro una motivazione in più per aprirlo. Se a preoccupare fosse il limite di cento sbaglia bersaglio: primo perché non è che questo limite escluda nessuno dall'aprire un blog, secondo perché niente ci impedisce di superarlo. L'importante è che chi partecipa apprezzi davvero il senso che Nòva ha cercato di costruire e senta che può a sua volta contribuire a costruirlo. Mica è insignificante il lavoro che Nòva di carta ha fatto, no? E se è quello che è dipende da chi ci ha scritto sopra: apparentemente c'è una relazione di pari importanza tra il senso che produce l'autore e il senso che produce il contenitore. Probabilmente si aiutano reciprocamente. Perché impedire che questa relazione si sviluppi anche online? Secondo me i blogger avranno tanto maggiore impatto sulla società quanto più sapranno cessare questo gioco per cui si chiudono in un mondo ostile al resto delle fonti di informazione e si apriranno a una relazione con quelle che sanno ascoltarli e li rispettano. Se non altro questo è il senso di Nòva100: quello di segnalare il rispetto che si deve a questo modo di scrivere e di fare informazione. Grazie ancora. Resto a disposizione per altri scambi di punti di vista.

Ciao, sono un neo-blogger di nova100, non faccio il giornalista e non sarei capace di farlo neppure in futuro. Avevo molto timore di aprire un blog, perché vedevo quanto tempo gli dedicavano gli amici che lo hanno fatto ed è tutto tempo in più rispetto a quello che già si passa davanti al computer per le proprie attività professionali. I servizi della piattaforma di nova100 mi consentono di dedicare al blog solo ed esclusivamente il tempo per scrivere i post/commenti e visto che il tempo è la risorsa più scarsa che ho io come tutti gli esseri viventi non è poco. Se avessi dovuto fare tutto da solo all'inizio, durante e dopo, non avrei mai bloggato (si può dire cosi?).

Non so se il mio blog sia bello o utile, di sicuro è sincero e ci metto impegno. E' un impegno che conosco molto bene, anche se applicato in contesti differenti, perchè è espressione di quel residuo narcisismo che non riesci ad azzerare quando del tuo nome e della tua faccia, volente o nolente, chiunque potrebbe farne ciò che vuole.

Infine, ho accettato entusiasticamente l'invito di Nova100, perchè mi aiuta a soddisfare un bisogno di responsabilità civica cui, altrimenti, farei fatica a dare sfogo. Nova100 per me fa parte della "res publica" e io sono stanco di lasciarne l'intera costruzione, sarebbe meglio dire distruzione, agli altri.

Mimmo

Salve di nuovo.

Una doverosa premessa: ritengo sia fondamentale rispettare il lavoro altrui, e mai mi sognerei di "bollare" questa o altre iniziative senza aver almeno prima concesso il beneficio del dubbio. Anzi, forse è meglio dire che MAI si dovrebbe giudicare il lavoro del prossimo: è sempre impegno e dedizione, esattamente le stesse componenti che si dovrebbero investire nel proprio.

Fatta questa considerazione, la domanda è: ma chiunque può scrivere su Nòva100? Non mi pare.

E non mi si venga a dire che un imprenditore IT non ha le competenze per aprire un blog su una qualsiasi piattaforma, preconfezionata o fai-da-te... ;)

Buon lavoro.

Luca

Ciao Luca (Annunziata), certo, hai ragione, potevo aprirmi un blog da solo, ma il problema del tempo non era legato a questo aspetto, ma a quello della sperimentazione di quella che l'altro Luca (De Biase) ha chiamato, in un altro post, relazione autore-editore, che è poi quella che mi interessa di più.

Per quanto riguarda la domanda su chi possa scrivere su nova100, onestamente non so risponderti. Immagino che non ci siano posizioni preconcette, ma allo stesso tempo credo che gli esperimenti vadano fatti in laboratorio, ossia in condizioni dove le variabili in gioco siano di numero minore e maggiormente controllabili in termini di risultati raggiunti. Sono una beta anche io (forse persino un'alfa) e se hai sperimentazioni da propormi, nel mio piccolissimo spazio, sono lieto di prenderle in seria considerazione.

Come posso essere uno dei vostri?

@Mimmo (Cosenza): relazione autore-editore? E che c'entra coi blog? No davvero, senza offesa, ma parlare di editore in rapporto ai blog lo trovo poco sensato... Preferisco la spiegazione data, poco sopra, da Luca De Biase: che a leggere tra le righe (e neanche troppo) è molto più chiara e sincera.

E nella stessa scia, chiedere che cosa "sperimentare" in un proprio blog lo trovo quantomeno curioso: o ce l'hai qualcosa da dire, e non mi pare che manchi nel tuo caso, o non ce l'hai. È lo stesso motivo per il quale qualcuno diventa uno scrittore di successo e qualcun altro continuerà a scrivere liste della spesa chiamandole racconti brevi.

Quello che davvero non comprendo è per quale motivo, e non mi riferisco in modo specifico a Nova100, si scelga di privilegiare l'approdo di "firme note" al blogging piuttosto che scandagliare il fondale del web italiano e premiarne i **talenti**. Comunicare non è una cosa semplice, comunicare con i nuovi media ancora meno, comunicare alla grande con un blog (e gestirne la complessità) è cosa da vero esperto.

Interessante questo dibattito.Come rispondete all'ultimo commento di L. Annunziata?

Ciao a chi mi conosce e a chi no.

Le osservazioni di Luca Annunziata, che non ho il piacere di conoscere, sono così opportune e ben poste, che fanno quasi pensare siano costruite a partire da un dibattito atavico che va oltre questo spazio. Le osservazioni mi trovano assolutamente d'accordo, le contro-osservazioni un po' meno. Lasciano sempre quel retrogusto che segue un assaggio di bottarga, il dubbio di non comprendere esattamente l'origine genuina di quel gusto, che al primo morso si dimostra forte e unico, ma una volta ingoiato svanisce in una comunissima nuvola di sale, di appena cento cristalli, e, purtroppo, non uno di più.

Ho tempo, sono voluto ritornare su questa pagina. Ho voluto studiare ogni parola e mi sono permesso di commentare alcune frasi delle suddette contro-osservazioni. È un mio parere, assolutamente mio, che non toglie niente all'ammirazione che ho per te - se non ci fossi tu, io non farei il mestiere che faccio - e per gli sforzi che fai per creare idee. Vado.


- E anche Nòva24 ha organizzato una piattaforma innovativa per favorirne la crescita. -

Questa può essere una frase vaga, se non si definisce chi è Nòva24 (chi ci sta dietro) e di chi, o di cosa, vuol favorire la crescita.


- Nòva100 è un insieme di autori, che forse nel tempo arriveranno appunto a 100, riuniti da un comune sentire sull'urgenza di innovare e sperimentare, nella ricerca, nella tecnologia, nella creatività. -


Anche qui tutto vago, finché non si definiscono le regole che portano ad accomunare i suddetti autori


- Certamente, la grande conversazione nata da qualche anno in rete ha insegnato anche ai giornali che è tempo di migliorare. Il pubblico attivo chiede ai giornalisti di imparare ad ascoltare attivamente. E strutturalmente porta i giornali a proporsi anche come forme di accesso, editorialmente pensato, all'opera di chi fa ricerca in modo serio sui diversi soggetti che possono diventare informazione. -


I giornali hanno imparato che è tempo di migliorare... per sperare di continuare a generare profitto. Tutto qui. È una scelta obbligata, di puro business, e non una pia conversione.


- Nòva100 è un luogo nel quale questo avviene senza distinzione professionale: giornalisti e designer, musicisti e attori, studiosi e comunicatori, artisti e fotografi, disegnatori e manager, scienziati e informatici, autori tv e organizzatori... Qui sono tutti blogger, per come sono capaci di esserlo. -


Sono tutti blogger, ma non sono tutti I blogger, sono tutti quelli che possono essere blogger di Nòva100, i Nòvablogger.


Le risposte ai dubbi arrivano nel secondo post di Luca De Biase:


- Ci sono persone che, quasi tutte, hanno già scritto su Nòva cartaceo e approfondiscono il discorso con un blog. Tutti i blogger hanno bisogno di una piattaforma. Questo editore ha messo a disposizione, appunto, una piattaforma, un help desk per chi ne ha bisogno, una condivisione di fatturato pubblicitario, indipendenza e autonomia... -


Ecco le regole. Ecco l'opportunità (per l'editore e per i Nòvablogger). Per pochi.


- Questo può essere un mestiere adatto agli editori: possono aiutare, anche se non sono gli unici a poterlo fare, ad attirare alla blogosfera nuovi blogger che si impegnino a fare un lavoro di qualità. -


Ma gli editori sono editori, non associazioni di volontariato.


- E' davvero difficile definire chi non possa essere un blogger. ...Di quello che possono fare gli editori in questo contesto ho detto in un commento precedente. Ma mi interessa dire che in fondo i blogger sono persone: e tutte le persone possono essere blogger se vogliono. -


Ma non Nòvablogger. Non tutti possono sfruttare una piattaforma, un mezzo e un brand di questo tipo.


- L'importante è che chi partecipa apprezzi davvero il senso che Nòva ha cercato di costruire e senta che può a sua volta contribuire a costruirlo. Mica è insignificante il lavoro che Nòva di carta ha fatto, no? E se è quello che è dipende da chi ci ha scritto sopra: apparentemente c'è una relazione di pari importanza tra il senso che produce l'autore e il senso che produce il contenitore. Probabilmente si aiutano reciprocamente. -


L'autore deve sentire di poter contribuire: in verità è il contenitore che deve sentire che il contributo va bene. E come fa? È un aiuto reciproco, forse, ma solo dopo che si è diventati Nòvablogger.


Il gioco del laboratorio di Mimmo Cosenza? Bellissimo, ma se un esperimento non funziona si sostituisce. Si potrà fare? Si farà? In quanto tempo? In quante pageviews?


Luca, rispondi alle obiezioni di Annunziata, e anche a quelle di David e di Blogger, rimaste come mail senza risposta. Una lista di regole chiare e precise fugherebbe ogni dubbio e eleverebbe la reputazione dell'idea, in sé assolutamente encomiabile.

mi discpiace di averci messo un po' a rispondere ma non mi accorgevo che la cosa andava avanti... peraltro ho la sensazione di aver risposto a quasi tutto... rileggerò con calma. e cercherò di rispondere di nuovo... in ogni caso, forse mi sbaglio, ma una cosa cruccia i commentatori più di ogni altra: chi è dentro e chi è fuori, chi è escluso e chi incluso, chi è parte e chi in disparte? io ho risposto nel modo più sincero che conosco: gente che ha partecipato finora a Nòva, con la quale si è parlato di questo progetto perché si parla spesso un po' di tutto, specialmente gente che non aveva già un blog ma senza farne una regola, giovani e vip insieme... partecipato finora a nòva vuol dire progettato, scambiato idee, scritto, segnalato... che ne so? ho già detto che non so se si arriva a 100 e ho già detto che può benissimo essere che si superino i 100: 100 come ogni numero simbolico va visto come tale... non è un limite è un simbolo e dice che non sono infiniti... che c'è una relazione significativa tra un nome di persona e un nome di progetto... nòva la potete vedere come una cosa editoriale, ma per me è un progetto culturale che finora un editore ha lasciato vivere... e che sembra addirittura apprezzare...noi teniamo duro... spero di essermi spiegato su questo punto... (sono in treno e sto arrivando... ah mi scuso anche con chi lamenta che non rispondo alle mail: sono 400 al giorno e non so quante ne perdo... mi dispiace... non lo faccio apposta)

Il fatto di rispondere con questa purezza fa già di te una mosca bianca. Mi piacerebbe lo facessero anche gli altri Nòvablogger.

Vedi, io credo, e sono sempre io che credo e forse nessun'altro, che non sia semplicemente una questione di chi ci può essere e di chi non c'è. Insomma, la grande lezione di Internet, del blogging e del social networking è proprio quella di differenziarsi da ogni altro ambiente, in cui uno è nella lista oppure non lo è, indipendentemente dal proprio valore.

Conosco molte delle icone nella fascia sinistra della home di nova100 e mi viene difficile pensare che non avessero già un blog, direi che tutti lo hanno, o che non potessero "permetterselo" in tutti i sensi. Dunque non si tratta di elevare ulteriormente la loro voce, non ne hanno bisogno, sono nomi noti nella blogosfera italiana. Raccoglierli in questo aggregatore li assurge ulteriormente anche se, sia ben chiaro, tutti ne hanno pieno merito e tutti si sono meritati la posizione che occupano, non sono nessuno per affermare il contrario.

Ciò che penso è perché non sfruttare la fiducia dell'editore, la sua piattaforma, i suoi mezzi per scoprire veri nuovi talenti innovativi, completamente sconosciuti?

Prima regola di Nova100: sei dei nostri se non sei nessuno.

La blogosfera italiana è piena di lavoratori oscuri, di ogni settore, che, se incoraggiati, potrebbero uscire dal buio della propria stanza, dalle pulsioni dei propri diari personali e dimostrare veramente il valore delle loro idee per la comunità, assolutamente non inferiori a quelle di ciascuno dei partecipanti a nova100.

Persone segregate all'interno di una economia malata, legata ai ricatti del profitto, alla politica della raccomandazione, alle dinamiche del puro sfruttamento.

Gente sconosciuta prima di ieri, negli Stati Uniti oggi è considerata fonte attendibile e voce autorevole anche da molti giornali, giornalisti loro malgrado.

Il rischio che la potenza di un mezzo di comunicazione libero, facile da fruire e sufficientemente economico, diventi un'appendice di un pranzo di lavoro tra i soliti noti è alto, non lo trovo giusto.

Tutto qui. Meglio un digg italico ragionato, io credo.

Grazie per l'attenzione. Sono disposto a regalare una pageview per avere una risposta, molto meglio di una mail finita nel cestino.

Grazie a tutti per i loro interventi, sono lusingato di aver avuto occasione di contribuire ad una così alta discussione. E grazie soprattutto a Luca De Biase che, nonostante i suoi impegni, trova il tempo di dare risposte a me (che sono un piccolo sconosciuto) e a tutti gli altri.

Credo che negli ultimi interventi sia venuto fuori uno spunto interessante. Per quanto mi riguarda, la validità del progetto editoriale di Nòva24 e del suo corrispettivo online sul quale scriviamo, non può essere messa in discussione. Perché si tratta comunque di un editore che "investe" in una idea, di un creativo (o di un gruppo di creativi) che quella idea la partorisce, di uno stuolo di tecnici e professionisti che collabora a rendere quell'idea reale. Perché comunque la si voglia vedere, Nòva100 si aggiunge comunque alla molteplicità delle voci della rete: magari in maniera più autorevole, e questo ne aumenta il peso specifico, ma contribuendo alla pluralità delle dissertazioni aumenta il processo di scambio delle idee e favorisce lo sviluppo (intellettuale? economico? quello che vi pare).

Il limite, tuttavia e secondo il mio modesto parere, di questa iniziativa è una piccola contraddizione in termini, che si coglie nelle pur chiarissime spiegazioni ottenute.

Mi permetto di citare:

"Secondo me i blogger avranno tanto maggiore impatto sulla società quanto più sapranno cessare questo gioco per cui si chiudono in un mondo ostile al resto delle fonti di informazione e si apriranno a una relazione con quelle che sanno ascoltarli e li rispettano."

E poco dopo:

"chi è dentro e chi è fuori, chi è escluso e chi incluso, chi è parte e chi in disparte? io ho risposto nel modo più sincero che conosco: gente che ha partecipato finora a Nòva, con la quale si è parlato di questo progetto perché si parla spesso un po' di tutto, specialmente gente che non aveva già un blog ma senza farne una regola, giovani e vip insieme... partecipato finora a nòva vuol dire progettato, scambiato idee, scritto, segnalato..."

Ecco, questo secondo me è un contrasto potenzialmente problematico tra due differenti pensieri. E, a mio avviso, non si tratta di un problema di Nòva, ma di tutta l'editoria e il panorama web italiano: troppo spesso si finisce per diventare autoreferenziali, perdendosi per la strada il contributo fresco di chi ha esperienze e campi di azione diversi dal nostro. Un errore che compio io stesso in prima persona, quando scelgo di leggere Repubblica e mi scordo di consultare il Corriere, tanto per dire una sciocchezza.

Insomma, io apprezzo il lavoro del disponibilissimo De Biase e di tutti coloro che collaborano con lui alla riuscita di Nòva24 e Nòva100: mi domando solo, rispondendo al suo invito di contribuire alla crescita del progetto, se sia "editorialmente" valido pensare alla comunicazione via web con mezzi e metodi cartacei. E viceversa.

Non parlo di me, che sono inetto sia al lavoro a stampa che a quello in bit, ma ci sono fior di blogger in erba che fanno della conversazione sui blog, della loro gestione e della loro scrittura, un'arte: forse per proseguire quel discorso di innovazione che Nòva24 ha avviato, potrebbe essere salutare coinvolgerli in questa e altre piattaforme. Non è che siamo in cerca di altre blogstar, ma non sarebbe male se Nòva100 finisse per crearne qualcuna. Ogni disciplina ha i suoi "talenti naturali", persone che interpretano (spontaneamente) un impegno al meglio: a cui magari serve solo una piccola guida, un editore in questo caso, che smussi quelle piccole imperfezioni che gli impediscono di esprimere completamente il loro potenziale.

L'auspicio è appunto che Nòva100 possa essere tutto questo, e mi pare sia anche sottinteso dagli interventi fin qui raccolti. Qualche dubbio che il bersaglio possa essere centrato al primo colpo? Siamo qui per questo: in fondo, va riconosciuto, sono in tanti a prestare tanta attenzione a questo neonato. Forse perché in tanti ripongono grandi speranze in questa iniziativa, forse perché sperano che sia uno strumento che svecchi un po' la provincialità di tante iniziative del bel paese. E allora, al diavolo le supposizioni sui secondi fini e sugli obiettivi nascosti: se Nòva100 deve contribuire all'innovazione, che lo faccia puntando sulla qualità e sulla forma, per dare dimostrazione a tutti che la blogosfera italiana sa davvero aprirsi al mondo dell'informazione e a quello della comunicazione moderna e raccogliere il meglio di idee, metodi e strumenti.

Grazie a tutti e alla prossima risposta.

Luca

Mi inserisco per sapere, se possibile, come siano verificati i contributi pubblicati su Nova. Spero di ricevere una risposta pubblica, in modo che sia espressa con chiarezza la forma di controllo su quanto viene pubblicato.

Se alla base di Nova esiste un programma editoriale, questo certamente terrà conto di come garantire ai lettori contenuti originali ed attendibili.

Se si continua così possiamo aspirare a un posto in home page di nova100, almeno per il numero di refresh di questo spazio.....:)

Come Luca (De Biase) sa, ho apprezzato da subito l'idea di Nova proponendo anche un paio di pezzi, pubblicati in seguito con mio grande orgoglio. Mi sono anche trovato a difendere il progetto, senza avere avuto nessun ruolo nell'ideazione e nella realizzazione, contro i paladini della comunicazione markettara tradizionale.

E' per questo che fornisco la mia idea, assolutamente costruttiva, che ribadisco sinteticamente:

1. Scrive solo chi e' un emerito sconosciuto
2. Vietata l'autoreferenzazione (e togliamoci le bistecche dagli occhi, la blogosfera italica sta diventando pura autoreferenziazione)
3. I "guru" che scrivono attualmente si costruiscano un ruolo di tutor, di spider e, se volete chiamarlo come una volta, comitato scientifico a garanzia del pubblicato e della referenzazione del puro talento.

Grazie per lo spazio e per l'attenzione.

ho ripreso la conversazione in un nuovo post: si trova cliccando sul mio nome qui sotto...

Ciao Luca, nel tuo post dici "Nòva100 è un insieme di autori [...] riuniti da un comune sentire sull'urgenza di innovare e sperimentare, nella ricerca, nella tecnologia, nella creatività".
Benissimo. Ma che c'entrano i 2 post di Cecchi Paone su "Sgarbi" e sui "Preti pedofili" con la linea editoriale di Nòva100?

Ciao Bernardo,
non c'è una linea editoriale di Nòva100 ma un insieme di autori e ciascuno di loro può decidere di interpretare la questione dell'innovazione a modo suo. Spero che nell'insieme emergano discorsi interessanti. Vedremo...
Ti ringrazio davvero per l'attenzione... Teniamoci in contatto :-)
Luca

Volevo solo formulare alcuni interrogativi, rivolti in particolare a chi si interessa di queste forme di scrittura (weblog e forum):

1) cosa rende "sperimentale" la scrittura sul web, oggi?
2) che significato viene attribuito oggi alla parola "autorevole"?
2) che significato viene attribuito oggi alla parola "innovativo"?

Ringrazio il mio amico Luca Boschi per la segnalazione (arrivo dalla sua pagina).

Non riesco trovare un indirizzo mail per scrivere alla redazione... cmq volevo segnalrvi che ho inserito Nova 100 nella http://www.elmanco.com/abloglist/ di blog dedicati alla "creatività" : )

Come si "accede" a Nova100? Si manda un CV? Un'idea?

Salve atutti
ho letto velocemente (non tutti gli interventi, confesso)la chilometrica discussione e ho visto che sono stati sollevati alcuni dubbi e chiesti chiarimenti sul progetto.Personalmente sono affascinata dal progetto di Nova 100, cosi come Luca lo ha spiegato in questa pagina, per la sua capacità di coniugare ricerca linguitica e informatica.E' un settore che mi sta intrigando tantissimo: molti "informatici" e "linguisti" sono gia al lavoro su questo, in team comuni di ricerca sparsi nel mondo.L'idea di Nova100 , con i suoi collegamnti a rete tra le parole, è senz'altro,a mio avviso, un valido contributo a questo trend innovativo

Leggo la lunga discussione e mi pare emerga sfiducia; ritengo un luogo in cui sia possibile pubblicare, seriamente garantiti dalla necessità di non fare brutta o banale figura e da una solida esperienza editoriale, una grande opportunità. Chi scrive e legge qui si differenzia certo dal 95% della popolazione indifferente-ignorante ma anche dal 95% del popolo che scrive ai giornali e nei "Blog" in internet (genericamente inteso). Vista poi la Comunità Scientifica, sfuggente, composta da scienziati(??) sorretti da competenza entusiasmo e lunga dedizione alla propria scienza ma purtroppo anche da altri che mi paiono sorretti dal valore legale del titolo di studio, qualche parente ed amico ed alcuni interessi commerciali e tecnologici giornalistici.. che garantiscono finanziamenti e accesso riservato e/o facilitato alla pubblicazione e dunque alla "certificazione della qualità": io ti fo un convegno a te, tu mi fai un convegno a me etc. Credo sia interessante e vorrò partecipare appena in grado di padroneggiare il sistema. (purtroppo sono imbranato). In effetti ho una cosa da dire sull'ecologia. Saluti a tutti.

Ho letto velocemente anche io i vari commenti, personalmente sono piacevolmente interessata , le "invasioni di campo"non sono poi sempre così negative....almeno io non le percepisco in questo modo
perchè no?...
Mi piace e mi entusiasmano questi progetti creativi, e dedicherò parte del mio tempo a capire di più....uso internet dal 1999, ho inziato per "conoscere"questa realtà virtuale, ed era in un periodo particolare della mia vita, ed è stato affascinante scoprire questo mondo, e conoscere persone che forse mai nella vita avrei incontrato, non parlo di chat...no...ma di scambio culturale,di socialità, di nuove idee...
c'è un mondo nel "mondo"....basta solo saperne comprendere i meccanismi e cercare di essere come si è nella vita di tutti giorni....
Buon lavoro a voi!
Tina Costanzo

Bella questa frase:" E, soprattutto, qui niente è definitivo salvo la piena e condivisa volontà di migliorare sempre. Sbaglieremo, proveremo, torneremo indietro e ci lanceremo avanti. Ma lavoreremo per migliorare sempre. Perché, altrimenti, dove sarebbe il divertimento?"

Diciamo che racchiude un po il senso della vita.

Un caro saluto

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