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09/12/2008

I blogger con Bernabè

Franco Bernabè ha conversato con alcuni blogger, a Rovereto, con l'occasione della Blogfest e dell'inaugurazione di una mostra dedicata agli Impressionisti al Mart. Un incontro di chiaro significato simbolico: «Il tempo del lavoro dedicato a sistemare i problemi ereditati dalla precedente gestione è finito. E ora possiamo cominciare a lavorare in serenità, sapendo che quello che conta è liberare le forze della rete, per contriburie alla modernizzazione del paese».

I blogger hanno, con molta cortesia, fatto presente a Bernabè quanto la rete attenda con ansia una svolta nella qualità dell'infrastruttura digitale italiana. Hanno toccato molti temi, dalla costruzione del network a larga banda di nuova generazione alla net-neutrality, dall'innovazione nel modello di business della Telecom Italia al tema dello scorporo della rete, dalla necessità di rafforzare la ricerca alla capacità dell'azienda di attirare i talenti migliori, dal digital divide alla cultura web 2.0 dei manager di Telecom Italia... Domande poste con molta cortesia e fermezza (più cortesia che fermezza, per la verità, tanto che l'amministratore delegato chiosa «mi aspettavo domande più cattive»), cui Bernabè ha risposto cercando soprattutto di presentare una visione sintetica di ciò che vuole costruire con la sua azienda, ricorrendo molto spesso a racconti autobiografici a testimonianza di quanto fosse d'accordo con le obiezioni di fondo che gli venivano proposte, talvolta richiamandosi ai vincoli finanziari cui deve sottostare, e quasi sempre dicendo che è venuto il tempo di cambiare. «Proprio nel momento più buio della notte, si comincia a vedere la luce dell'alba» ha detto, confucianamente, il consigliere di PetroChina.

Non è stato tenero, Bernabè, nel suo giudizio sugli effetti dell'Opa che ha portato la Telecom Italia a sottostare alla volontà e all'interesse di un «padrone». Quell'episodio è stato, ha detto, «un delitto contro il progresso del paese: ha tolto risorse alla Telecom Italia proprio nel momento in cui doveva investire per il futuro. Quando ho criticato l'Opa non l'ho fatto per un interesse di manager, ma perché immaginavo quello che sarebbe successo. E che si è puntualmente verificato. È anche per tigna che ho accettato di tornare. E resto fino a che non avrò risolto il problema».

Il problema, peraltro, è gigantesco. Si tratta di arrivare a un equilibrio che renda compatibili i 42 miliardi di debito lordo con la necessità di investire, proprio in una fase di grande trasformazione del business delle telecomunicazioni. «Abbiamo sempre avuto tutte le competenze necessarie. Abbiamo la possibilità di mettere i conti in ordine, anche perché non subiamo più il drenaggio finanziario derivante dalla necessità che avevano i precedenti azionisti di destinare a dividendo enormi risorse. Abbiamo una motivazione forte, perché sappiamo che lavoriamo per noi e per tutto il paese. E possiamo introdurre una forte discontinuità nel nostro modo di operare, grazie ai sistemi di collaborazione che nell'epoca della wikinomics possiamo attivare. Questo incontro con i blogger, il popolo della rete, per me è anche un segnale forte in questo senso».

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Commenti

ho visto l'incontro sul web. Non mi ha entusiasmato, risposte eterne di bernabè e quindi poche domande...

Poi Bernabè è abile, predica molto bene ma razzola male: si fa presto a parlare di "mission", di alate vedute strategiche, dei proclami tipo "nelle telecomunicazioni siamo i più bravi del mondo", ma poi nella relatà l'italia è il paese delle suonerie e delle bollette gonfiate...

"Ma se non è la luce dell'alba, è la casa che sta andando a fuoco"
(Xun Zi - discepolo)

Mi meraviglio che Telecom non si sia ridotta ai livelli di Alitalia nonostante l'insanabile disastro compiuto da un'armata di banditi chiamata Colaninno & Co., disastro permesso e beneficiato da istituzioni e governo, e dopo essere stata depredata degli immobili dal "povero" Tronchetti (per i quali Telecom pagherà in eterno l'affitto a PirelliRe). Mi meraviglio come ancora Telecom vada avanti nella più assoluta e totale disorganizzazione interna e l'incapacità di acquisire clienti e, semmai acquisiti, di fornire servizi in tempi rapidi. In Telecom sembra essere ogni giorno festa: siamo i migliori, tutto va bene, premi per tutti per avere raggiunto obiettivi finti e fasulli: un'auto-celebrazione degna del Titanic che affonda e di una nave che fa acqua da tutti i buchi. Se i manager, i capi ed i capetti di questa azienda gestissero allo stesso modo un'attività propria FALLIREBBERO miseramente in brevissimo tempo. Bernabè, o si è adeguato anche lui o è un sognatore oppure un sordo-cieco: non sa su cosa è seduto, non si rende conto di che popolo di manager incapaci e ultra-stra-pagati e premiati gestisce. BERNABE' SVEGLIATI !

si si, sarà tutto vero e bello quello che dice il sig. Bernabè, ma io a casa mia non ho ancora la copertura adsl..e non abito in montagna oppure in una valle sperduta..sono circondato da città e paesi che hanno adsl, ma noi no perché abbiamo un centrale collegata in remoto, uno dei tanti vecchi trucchetti di telecom per fregare gli utenti.
Per quanto riguarda l'opa, complimenti ai signori politici che l'hanno appoggiata..perché allora c'erano gli imprenditori coraggiosi..e si è, è facile comprare telecom con i soldi di telecom..i coraggiosi siamo noi che dobbiamo andare avanti con tutto questo sfacelo..altro che rialzati Italia..ribellati Italia..

Ribadisco il concetto che è necessario investire in banda larga e risorse, ma anche in conoscenze tecnologiche, in modo da dare agli utenti connessioni stabili, veloci, ridondanti e a prezzi sostenibili. Io come privato, senza partita iva, non posso avere una adsl con ip statico da Telecom e mi devo rivolgere ad altri operatori. Se chiedo ad un operatore Telecom una hdsl, quello non sa neanche che cosa sia e mi manda il commerciale. I prezzi di una linea hdsl per aziende di piccole dimensioni, sono insostenibili. Eppure se si vuole crescere e competere su Internet, occorrono risorse e connessioni stabili a prezzi competitivi. E' assurdo che una azienda debba restare ferma 24 o 48 ore in attesa che arrivi il tecnico a verificare e riparare una linea guasta.

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