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09/02/2008

Il browser di Google

Se il computing si fa online, il browser è il sistema operativo. Dopo 12 anni, è ormai chiaro che il pc è spiazzato da internet, che le attività di normale vita quotidiana informatica si fanno sempre più online e che il punto di riferimento per l'utente diventa il browser.

Ebbene: Google ha deciso di fare il suo browser, Google Chrome. Le motivazioni pubblicate sul blog di Google dicono molto:
1. Il browser "va completamente ripensato": non è più un software per consultare semplici pagine, ma una "piattaforma per pagine web e applicazioni".
2. Come la classica pagina del motore di ricerca, il browser di Google sarà semplice, pulito e veloce. Si toglie di mezzo al più presto e porta dove l'utente vuole andare. Questo in apparenza.
3. In realtà, contiene funzioni molto importanti: le tab sono isolate in modo che non vadano in conflitto l'una con l'altra e sono più protette dal malware e dai "siti canaglia"; il software è molto veloce; il motore Javascript è super potente per poter far girare programmi che i browser attuali non possono far funzionare.

Si direbbe che la strategia di Google vada direttamente al punto: fare della coppia "browser - applicazioni online" il sostituto completo della coppia "Windows - Office" di Microsoft e consentire agli utenti e ai programmatori di sviluppare pensando al nuovo ambiente come a una realtà molto importante. Il nuovo scenario partirà in sordina. Come sempre fa Google. E d'altra parte, il nuovo browser funzionerà dapprima solo su sistema operativo Windows. Quindi, Google pensa che per molto tempo ancora dovrà svilupparsi in un mondo ancora dominato dalla Microsoft.

La costruzione di alternative più radicali - e meno strategicamente attente, perché meno determinate dalle esigenze della finanza - può venire dai Mozilla Labs. Oppure dal possibile nuovo browser a tre dimensioni che può nascere dalle esperienze di Second Life.

La strategia di Google emergerà nel tempo. Il nuovo browser comincerà piano piano, diffondendosi inizialmente tra coloro che vogliono qualcosa di bello, essenziale e veloce. Ma che in qualche modo lo scoprono da soli. Poi il passaparola e l'accesso alle funzionalità delle applicazioni messe già online da Google, come la mail e i documenti, moltiplicheranno gli utenti. Ma quando il mondo si sveglierà con 200 milioni di utenti del nuovo browser di Google e gli sviluppatori avranno quindi creato programmi che funzionano su quella "piattaforma", per la Microsoft saranno davvero problemi.

Le conseguenze di questi cambiamenti non sono facilmente prevedibili. L'informatica sarà pagata dalla pubblicità. La privacy sarà parte del pagamento. E la finanza farà sentire le sue esigenze sul management di Google. Fino a che l'azienda sarà gestita dalla mentalità da ricercatori e matematici che finora ha condotto Google, la strategia sarà quella di costruire un robot alla Asimov, che non fa male all'uomo. Dovesse cambiare sarebbero guai. Ma il bello di questa situazione è che il semi-monopolio di Google non è - per ora - basato su una forma di potere, ma su una vera capacità innovativa: e quindi altri, migliori, possono sempre emergere.

CATEGORIE: Tecnologia

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Commenti

Luca, sono d'accordo con te. Google ha un bagaglio di esperienza web eccezionale ed è sempre - o quasi - stati in grado di realizzare prodotti semplici, che funzionano bene e che, soprattutto, si integrano con il resto del web, son aperti e seguono gli standard.

Non so quanto questo browser ci metterà a occupare una posizione rilevante nel mercato (non sono così ottimista con DotComa nel suo post) però penso che Google con questo prodotto indicherà una via da seguire.

Vedremo

Luca, complimenti per l'ottimo articolo.
Google, che detiene oltre il 65% di tutto l'advertising online, può solo guadagnare enormemente dalla creazione di un browser "più efficiente".
La cosa bella, è che abbatte le barriere per accedere all'informazione.
La cosa brutta, è che i proventi di tutto questo finiscono nelle tasche di una azienda americana, e che nè in Europa, nè in Italia, esistono alternative paragonabili.
Second Life: è troppo presto, ci vorranno ancora almeno 3-4 anni per avere banda e CPU sufficienti per rendere l'esperienza "virtuale" in tre dimensioni sufficientemente facile ed immediata, per la massa.
Concordo, infine, sul tuo commento finale: l'informatica sarà pagata dalla pubblicità. Se ci pensi, tuttavia, questo significa che il budget della pubblicità diminuirà drasticamente nei media tradizionali, spostandosi in parte verso i nuovi media, e in parte tornando nelle tasche di noi cittadini. Il che non è un male.
Cheers,

Che Google da tempo stava progettando un OS lo si sapeva, che voleva partire con un "browser" meno. A prima vista non so quanto sia innovativo rispetto agli altri (certo, si può usare la forza del branad di Big G ma non basta per fidelizzare) ma prima di dare un giudizio vorrei vedero all'opera. ;)

Ben venga ! Sarò tra i primi a togliermi, i vari Microsoft Explorer 8 e precedenti e tutte le loro arroganti imposizioni sulle toola bars e quant'altro di cui siamo stanchi. Ma chi di loro se ne accorgerà ?.
A quando la lieta novella ? E sopratutto il varo ? Lasciate all' utenza la facoltà di mantenere le abitubini, i percorsi decisi nel tempo le scelte, senza imposizioni e/o porli difronte al classico aut aut di sempre... Fatemi sapere Come e quando. Grazie. A presto.

Mi pare che l'obiettivo di creare una "piattaforma" semplice, affidabile e performante sia perseguito anche dalle azioni piu' "pragmatiche" intraprese all'interno dei Mozilla Labs (oltre al concept Aurora) e del team di sviluppo di firefox:
- sul lato usabilita' il redesign della funzionalita' di apertura di un nuovo "tab" in Firefox mostra una certa convergenza con quanto presentato nel libello relativo a Chrome http://www.azarask.in/blog/post/firefox-google-chrome-new-tabs/ ;
- sul lato affidabilita' e performanche significativi miglioriamenti stanno venendo apportati al motore JavaScript di Firefox, con una soluzione simile - un tracing Just-In-Time compiler: http://weblogs.mozillazine.org/roadmap/archives/2008/08/tracemonkey_javascript_lightsp.html
- per quanto riguarda la competizione con le applicazioni offline, gia' Firefox 3 integra un motore per la memorizzazione di dati e l'esecuzione di applicazioni "web" offline (a la Google Gears) e con il progetto Weave http://labs.mozilla.com/2007/12/introducing-weave/ si esplora la tematica della gestione di profili utente, preferiti & Co. online.

Ci sono molte convergenze e quindi la competizione sara' sicuramente serrata a tutto vantaggio, penso e spero, dell'innovazione.

Chissa' se Chrome integrera' nella sua "omnibox" (la barra degli indirizzi/ricerca) o proporra' qualcosa di simile a Ubiquity http://labs.mozilla.com/2008/08/introducing-ubiquity/ ?

Analisi lucida e puntuale, come sempre. Aggiungerei solo che, se l'informatica sarà sempre più pagata dalla pubblicità, questa di Google era una mossa inevitabile. Sbaglio o è di questi giorni la "notizia" che una delle funzioni su cui punta IE 8 è proprio InPrivate, ovvero la possibilità di navigare senza memorizzare alcuna informazione sul proprio computer (leggi cookies, etc.)? E sbaglio o sono questi i dati vitali per Google, tanto per le ricerche quanto per la pubblicità mirata (leggi core business)? Non è da escludere che anche per questo motivo Chrome sarà subito disponibile per pc e poi per Mac e Linux: Microsoft è e resta l'avversario da battere. Aspettiamo e vediamo quanti utenti Windows con un browser già a portata di mano cambieranno "abitudini". Il record di otto milioni di download di Firefox 3 (sempre finanziato da Google!) in un solo giorno fa ben sperare.

"Si direbbe che la strategia di Google vada direttamente al punto: fare della coppia "browser - applicazioni online" il sostituto completo della coppia "Windows - Office" di Microsoft e..."

io direi che va anche oltre. Google vuole rendere obsoleto il concetto stesso di sistema operativo come lo conosciamo. Quando tutti i nostri dati saranno online, dalla mail ai documenti di lavoro, alle presentazioni fino ad arrivare alle foto delle vacanze, sara' il browser (se ancora si chiamera' cosi') che fara' la differenza.

Dove Google vuole andare a parare si sa da un po' e si chiama Dataspace:
http://www.cs.washington.edu/homes/alon/files/pods06-keynote.ppt.

Recentemente, ho letto che questa idea e' anche stata brevettata: http://www.infoworld.com/article/08/05/19/Could-Google-dataspaces-reshape-search_1.html

Ben venga un po di sana concorrenza che obbligherà Microsoft, Mozilla, Opera ed Apple a migliorare continuamente le loro applicazioni. il fatto che il gigante Google entri nella mischia con un progetto open source avrà inoltre il vantaggio di portare internet verso standard aperti ed universali non constringendo piu sviluppatori a creare varianti su varianti alle pagine web per vederle girare su tutti i browsers.
sul fatto invece che google possa scalzare la concorrenza ci andrei piu cauto. il suo è un ingresso in un mercato maturo e non tutto quello che google ha intrapreso si è nei fatti trasformato in un successo commerciale strabiliante vedi GTalk o la stessa GMAIL che non ha scalfito Yahoo e Hotmail largamente piu utilizzati.

E' vero, Google è forte, ma per adesso ha aiutato i piccoli editori come noi a crescere...

Vedremo se con il nuovo browser continuerà sulla strada di offrire nuove opportunità a chi se le merita.

A proposito, complimenti per i tuoi articoli ed editoriali su Nova.

Finora ho letto molte buzzword e ho visto molto poco di concreto. Sinceramente, non ho mai trovato le applicazioni di Google particolarmente sconvolgenti, hanno un po' vissutio sugli allori per merito di un buon motore di ricerca (che sarebbe comunque notevolmente migliorabile) che gli ha fornito i mezzi per tuffarsi in imprese mai completamente realizzate al 100%, e chi usa i groups sa di cosa parlo :-).

Ubiquity, Enso, Google Chrome etc... grande movimento tra i piccoli e i grandi sul piazzare browsers innovativi .. Sarò diffidente ma non credo che tutta questa gente si stia scervellando solo per rendere migliore l'esperienza di navigazione e di condivisione dei mashups.
Forse l'obiettivo vero è il "controllo primario" di ciò che sarà o meno usato in rete... Sempre più vero il detto: if content is the king platform is king kong ..e Google è un gran bel scimmione.. efficientissimo. Ma non vorrei essere nella parte della bella sacrificata .
pieranna
p.s. complimenti!

Cavoli, questo articolo mi ha spiazzato, già di mio sono google dipendente, ormai faccio tutto online, l'ultima frontiera è stata far diventare igoogle il mio strumento di lavoro intrattenimento informazione quotidiana...
Di questo passo dovranno creare una San Patrignano per i google nauti...

Sono curioso di vedere come tutto ciò si integrerà nel googlefonino e quali stravoglimenti ciò comporterà nelle vite, almeno, dei geek.

Si è vero, è un monopolio basato sull'innovazione ma occhio, sempre di un monopolio si tratta e da giganti è forse più facile battere più strade contemporaneamente, e - imperativo ormai del web- integrare...

Caro Luca, ogni cosa che fa Google fa hype, e alla fine bene o male se ne deve sempre parlare. A leggere le caratteristiche di Chrome a dire il vero non si trova nulla di nuovo, che non sia già disponibile per gli utenti che usano Mozilla Firefox 3 o Opera 9. Ma giustamente la vera differenza sarà sotto il cofano, nel motore software e nella sua capacità di aprirsi alle nuove tecnologie e standard del web a venire. E qui sta il vero punto. La concorrenza fa sempre bene, ma nel mondo dei browser web le cose sono un po' diverse, e spesso il risultato è stato quello aumentare la confusione tra gli standard tecnici e ridurre l'universalità del web. Chi sviluppa servizi web professionalmente sa bene cosa significa lottare con i diversi browser (specialmente quelli Microsoft), e con le differenti tecnologie e modalità di gestione della pagina web e dei suoi contenuti. Se Chrome sarà davvero migliore degli altri e contribuirà a consolidare gli standard del web, sarà il benvenuto. Speriamo invece che non diventi uno strumento con cui tentare di creare un nuovo "walled garden", magari anche dorato, per chiudere gli utenti dentro le tecnologie e il mondo dei prodotti Google.

Eh eh, tu hai postato alle 12 e qualcosa, io alle 12, non ci siamo letti eppure diciamo le stesse cose:
Abbiamo ancora bisogno di un notebook super-potente con cui girare, se gli applicativi che ci servono più spesso (word processing, posta elettronica, navigazione, foglio di calcolo) sono o saranno accessibili via Web? Probabilmente no, abbiamo bisogno di un netbook (l'Asus Eee Pc è stato solo il primo di una lunga serie) e di una chiavetta Internet, il resto è - o sarà - sul Web.

Ci manca, questo sì, di una 'porta di accesso' unica, di un aggregatore che ci metta sotto il naso tutto quello di cui abbiamo bisogno. Ecco, forse Google ha in mente proprio questo: non un browser, ma una porta di accesso al mondo Web.

[il post completo è su http://www.maxkava.com/2008/09/google-chrome-un-browser-non-scherziamo.html]

Mi sembra che giri molto entusiasmo attorno a tutto quello che fa Google, ma se Chrome rappresenti già da ora qualcosa di rivoluzionario questo non ci è dato ancora di saperlo. Chrome è un browser che eredita efficienza e velocità dalla migliore tradizione tecnologica opensource del web degli ultimi anni: Mozilla, il webkit Apple e tutte le varie tecnologie nuove della Rete - Ajax, Php, Xml etc. - potenziate ora anche da un nuovo motore Javascript (V8). Chrome rimane per ora potenza e tecnologia in azione, ma niente di innovativo e rimangono, pertanto, molteplici gli interrogativi ancora irrisolti che girano attorno a Chrome di Google.
Viene da chiedersi, per esempio, perchè Google abbia deciso di costruire l'ennesimo nuovo browser per far funzionare le sue applicazioni e quelle fornite dalle terze parti e non abbia perseguito invece quella che è l'attuale tendenza collaborativa e connettiva del web, per esempio lavorando su nuovi widgets o potenziando gli embedded task. Oggi il web si muove sulla collaborazione, sulla partecipazione e la trasversalità nell'offerta di servizi: perchè Google allora decide, al contrario, di accentrare tutto all'interno di un'unica piattaforma che a tutti gli effetti potremmo chiamare già esclusiva per certe funzioni (vedi Js V8)? Dice bene Luca che Google parte sempre in sordina, non solo, ma ha studiato pure un nome innocente e subdolo come "browser" per quello che a tutti gli effetti vuole diventare la nuova piattaforma operativa online in grado di eseguire "tutte le più avanzate applicazioni web" che verranno ora sviluppate per essa. L'impressione è che Google voglia non solo inglobare il massimo delle future opportunità offerte dallo sviluppo del web, catalizzando attorno a sè il mondo dell'opensource, ma faccia questo per arrivare a controllare - oltre alla ricerca di contenuto - anche il contenuto stesso e i suoi processi di trasferimento che è quello che fa per l'appunto un browser. Di questo passo Google finirà col controllare tutto ciò che passa dall'utente finale a lei. E infatti, dice Google, "questo è solo l'inizio: Google Chrome è tutt'altro che un progetto terminato." (http://www.google.com/chrome/intl/it/why.html?hl=it#)

se la tendenza è verso browser-applicazioni on line (personalmente la ritengo ottima), sarebbe il caso che l'italia pensi seriamente a colmare il digital divide, altrimenti il fossato si allargherà sempre di più.
insomma, è bello l'open source disponibile sul web (la frusta), ma poco utile se non si hanno connessioni veloci (il cavallo).

Comcast limiterà la flat ad un massimo di 250GB mensili dal 1° di ottobre, ed è solo il primo ISP che interverrà sul traffico (la tendenza sembra essere condivisa da molti altri provider): questo porrà un grosso limite al modello di business di Google (già sta correndo ai ripari finanziando dorsali oceaniche; se non sbaglio stiamo già alla seconda nel Pacifico, segno che punta molto sul mercato asiatico).
BigG rischia di scavarsi la fossa se fa i conti sulla disponibilità illimitata del collegamento internet da qui a cinque/dieci anni: con la riduzione della banda a disposizione dell'utente la prima a saltare sarebbe la pubblicità.
Se i provider dovessero offrire un collegamento ad hoc per l'uso ufficio, i soldi risparmiati sull'acquisto del software potrebbero essere investiti sulle tariffe di collegamento ed in quel caso non ci sarebbe "distribuzione parallela" (leggasi pirateria) per abbattere i costi... questo comporterebbe un aggravio "a cravatta" per le aziende (in caso di limite di banda raggiunto che fai? smetti di usare il computer?)

Qualcuno di voi si ricorda dello show di Larry Ellison, il CEO di Oracle, nel 1997?
In quell'occasione presentò un prototipo di "network computer", leggero e che fungeva poco più da terminale, in quanto i dati e le applicazioni risiedevano sulla rete aziendale.
Ad un certo punto lo prese e lo scagliò violentemente a terra per dimostrare che i dati e le applicazioni erano al sicuro.
Come sappiamo, quel tentativo (su cui peraltro Oracle investì parecchio e incentrò le sue strategie aziendali) non ebbe successo, anche per via delle contromosse di Microsoft che lo vide (giustamente) come un forte tentativo di destabilizzare la propria presenza nel mondo dei pc.
Ecco, la mossa di Google mi ricorda questo: probabilmente oggi i tempi sono maturi e la diffusione di Internet in ambiente domestico consentirebbe di applicare questi paradigmi anche fuori dal mondo business. Staremo a vedere.
Inoltre credo anch'io che la prossima mossa di Google sia quella di presentare un proprio sistema operativo, magari basato sul kernel di Ubuntu (tanto per proseguire felicemente sulla strada dell'Open Source) ottimizzato per le web applications che dovrebbero girarci sopra.

@Simone Brunozzi Concordo sul browser di SL, che per la sua presumibile pesantezza è all'estremo opposto come usabilità rispetto a Chrome.

Sul fatto che l'informatica sarà pagata dalla pubblicità, cosa di per sè positiva per come la vedo io, ci sarà il rovescio della medaglia: questa pubblicità sarà gestita quasi esclusivamente da un unico operatore e credo che questo non sia gradito nè agli advertisers nè agli investitori.
In assenza di una vera concorrenza, non so fino a che punto potrebbero esserci reali vantaggi anche per i cittadini.

@Gianluca Brugnoli Già, spesso ci si chiede se ottimizzare le pagine per il W3C oppure per IE (versioni precedenti), visto che quasi sempre ci si ritrova nel secondo caso :(

Qualcuno di voi si ricorda dello show di Larry Ellison, il CEO di Oracle, nel 1997?
In quell'occasione presentò un prototipo di "network computer", leggero e che fungeva poco più da terminale, in quanto i dati e le applicazioni risiedevano sulla rete aziendale.
Ad un certo punto lo prese e lo scagliò violentemente a terra per dimostrare che i dati e le applicazioni erano al sicuro.
Come sappiamo, quel tentativo (su cui peraltro Oracle investì parecchio e incentrò le sue strategie aziendali) non ebbe successo, anche per via delle contromosse di Microsoft che lo vide (giustamente) come un forte tentativo di destabilizzare la propria presenza nel mondo dei pc.
Ecco, la mossa di Google mi ricorda questo: probabilmente oggi i tempi sono maturi e la diffusione di Internet in ambiente domestico consentirebbe di applicare questi paradigmi anche fuori dal mondo business. Staremo a vedere.
Inoltre credo anch'io che la prossima mossa di Google sia quella di presentare un proprio sistema operativo, magari basato sul kernel di Ubuntu (tanto per proseguire felicemente sulla strada dell'Open Source) ottimizzato per le web applications che dovrebbero girarci sopra.

@Simone Brunozzi Concordo sul browser di SL, che per la sua presumibile pesantezza è all'estremo opposto come usabilità rispetto a Chrome.

Sul fatto che l'informatica sarà pagata dalla pubblicità, cosa di per sè positiva per come la vedo io, ci sarà il rovescio della medaglia: questa pubblicità sarà gestita quasi esclusivamente da un unico operatore e credo che questo non sia gradito nè agli advertisers nè agli investitori.
In assenza di una vera concorrenza, non so fino a che punto potrebbero esserci reali vantaggi anche per i cittadini.

@Gianluca Brugnoli Già, spesso ci si chiede se ottimizzare le pagine per il W3C oppure per IE (versioni precedenti), visto che quasi sempre ci si ritrova nel secondo caso :(

ldb> fare della coppia "browser - applicazioni online" il sostituto completo della coppia "Windows - Office" di Microsoft
... magari con le stesse porcheriole che mandarono Microsoft davanti all'antitrust. Google ci dice che Chrome sarà Open Source. Bene, Ma questo basterà ad evitare forme di "accoppiamento" tra browser e applicazioni Google?

Bello, bellissimo, anche di più, entusiasmante, obamiano, ma che dico kennediano, ma che dico, veltroniano, poi però si scopre che Google se ne frega della privacy e succhia tutto quello che scrivete. In Italia mi sembra ne stia parlando solo Stefano Quintarelli, e Visionpost (il vecchio Franco è sempre con noi e la sua scuola si vede)..
http://www.sendminer.it/sm/78b71835eZcf3c46c78eaZab4.click

Il browser di Google "fa c.g.r.!!!".

Che informazione negata è questa!!!

Perché non dare merito e visibilità a chi ha praticamente, già da tre anni, sviluppato e lavorato, fuori dalle logiche dell'accaparramento di utenti e violazione della privacy, ai S.O. su Internet ?

Gael Duval!

Si!! Proprio lui, non una multinazionale dell'I.T., che ha fatto diventare "grande" anche LINUX! Ricordate "Mandrake"... ma... forse parliamo del paleolitico.

Altro che Google, altro che Merdasoft Live ecc..

www.ulteo.org

"Ma questo basterà ad evitare forme di "accoppiamento" tra browser e applicazioni Google?"
@Guido Già. Tempo fa ci si lamentava di IE (versioni precedenti) annegato in Windows, ma ora Google ci propone la sua search annegata nel browser (vedi barra di ricerca multifunzione).

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