Sicché, a proposito della domanda che si pone il convegno organizzato oggi al Politecnico di Torino, abbiamo una certezza: gli storici del 2060 si interrogheranno sul nostro presente sulla base delle domande sollecitate dal loro presente.
Il nostro più importante contributo ai loro studi, sarà dunque quello di lasciare ben in vista le chiavi della logica con la quale pensiamo di selezionare le informazioni da conservare e quelle alle quali attribuire un diritto all’oblio o un obbligo alla cancellazione. E anche così sappiamo che gli scienziati del futuro vorranno interpretarci, non solo leggerci. Se non ci saranno disastri epocali, è prevedibile che le macchine delle quali disporranno gli storici del futuro saranno in grado di gestire quantità di dati che oggi sembrano abnormi, avranno la capacità di rigenerare memorie che oggi sembrano perdute, sapranno connettere brandelli di informazione che oggi sembrano troppo complessi da mettere insieme. Forse. Ma quello che non faranno senza una vera scienza, sarà decodificare, nella quantità di informazioni che produciamo, i fatti e la mera comunicazione. Dobbiamo imparare a farlo a nostra volta. Per il bene dei nostri pronipoti. E per il nostro.
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Commenti
carlo cetteo cipriani 09/apr/2010 09:25:38
Claudio Brovelli 09/apr/2010 13:35:28
Cecilia De Maddalena 12/apr/2010 17:19:09
Roberto Vannini 17/apr/2010 09:23:11
Ars Longa 24/apr/2010 01:15:36
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