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Samsung vuole attenzione

Clayton Christensen, autore della teoria della disruptive innovation, si è fatto un nome quando ha convinto Andy Grove, allora capo dell’Intel, che la sua azienda rischiava di perdere la sua posizione di predominio nei microprocessori per opera di piccoli produttori in grado di coprire le fasce basse del mercato. Conquistando un vasto mercato con prodotti a qualità inferiore, i competitori si sarebbero costruiti le competenze e la forza finanziaria per imparare a fare prodotti di qualità tecnologica superiore mettendo nell’angolo il tradizionale leader del mercato. Grove ascoltò il giovane studioso, fece un chip a basso costo e bloccò la crescita dei competitor.

La Apple ha conquistato la fascia alta del mercato degli smartphone con l’iPhone e ha difeso la posizione dal 2007 in poi. Ma non ha presidiato la fascia bassa, o meno originale e innovativa del settore. Samsung è riuscita a conquistare spazio. E ora, forte comunque di una struttura industriale e tecnologica straordinariamente efficiente, è presto risalita verso la parte alta del mercato. Innovando nelle dimensioni dei tablet, si è persino fatta ricorrere dalla Apple.

Ora sembra in grado di aggiungere funzionalità e interfaccia nuove, come l’ipotizzato sistema di guida della consultazione di pagine web con lo sguardo.

A questo punto, quello che vuole è un livello di attenzione almeno pari a quello che la Apple riesce ancora a conquistare, nonostante non possa più contare sul maestro del “campo di distorsione della realtà, Steve Jobs.

Probabilmente riuscirà. Alla Apple il compito di mantenersi innovativa. E forse di dedicarsi alla fascia di mercato più bassa con prodotti nuovi e non soltanto con i modelli vecchi a prezzo scontato.