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Big Data, sharing economy, net neutrality

Spesso, le innovazioni che emergono su internet hanno effetti radicali sulle organizzazioni esistenti. Ne conseguono diverse forme di resistenza: talvolta salvaguardano valori importanti; altre volte proteggono interessi; nei casi più infidi, difendono posizioni acquisite presentandosi come innovazioni. Tre esempi per le tre situazioni: Big Data, sharing economy e netneutrality.

I Big Data innovano l’analisi quantitativa. La disponibilità di enormi quantità di dati grezzi consente di scoprire regolarità emergenti che i campioni statistici non permettevano di vedere. Questo ha condotto qualche superentusiasta a suggerire la “fine della teoria” e l’“abbandono della privacy” e i critici a reagire sostenendo, come riportato anche da Harvard Business Review, che la conclusione epistemologica non ha senso e quella giuridica è ingiusta. Se ne esce solo con ulteriore innovazione e le critiche la favoriscono.

Nel caso della sharing economy, osserva l’Economist, albergatori e taxisti si sentono attaccati dalla pratica dei cittadini che prestano la casa e la macchina usando piattaforme online e reagiscono accusando quelle innovazioni di mettere a rischio la sicurezza e le entrate fiscali. È facile prevedere che la condivisione di beni tra cittadini evolverà superando queste critiche: è improbabile che lobby e corporazioni riescano a impedirne lo sviluppo senza apparire retrograde.

Il tema della netneutrality è più sottile. Internet è disegnata in modo che non si possa discriminare il traffico di dati in base ai contenuti e ai servizi che trasporta. Significa, come dice David Weinberger, che si può innovare senza chiedere il permesso. Se i gestori delle reti potessero discriminare il traffico, si innoverebbe solo col consenso degli operatori. C’è chi suggerisce di eliminare la neutralità della rete per garantire maggiore redditività alle telco spingendole a investire sul rinnovamento della rete: si presenta così, sotto le mentite spoglie di un’innovazione, il tentativo di difendere l’esistente.

Articolo uscito su Nòva domenica 27 aprile 2014