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Manca la chiarezza sul Foia

Nella limpida concezione bismarkiana, la politica decide e la burocrazia esegue, come fosse una tecnologia. Forse non è mai stato vero. Ma oggi sappiamo che la tecnologia non si limita a eseguire: di fatto interpreta. Succede spesso con la burocrazia italiana. Anche nei momenti topici: in queste settimane decisive per la riforma della pubblica amministrazione, mentre i dettagli sono ancora in discussione, l’impressione è che la burocrazia usata per scrivere le nuove norme riesca a interpretare a modo suo ciò che vuole la politica. Esempio? La riforma doveva contenere la versione italica del Freedom of information act (Foia), che consente ai cittadini di accedere ai dati raccolti dalla pubblica amministrazione senza dover spiegare perché li vogliono. La politica si era data l’obiettivo di introdurla ma chi ha scritto la bozza che circola in proposito ha interpretato a modo suo, introducendo il principio e sterilizzandolo in pratica, mancando di sanzionare chi rifiuta le informazioni e costringendo i cittadini a devono rivolgersi al Tar. È un caso in cui la tecnologia comanda sull’utente. Del resto, il filosofo Maurizio Ferraris sospetta che la tecnologia renda schiavi, riducendo la privacy.  Altri denunciano la possibilità di forme di dipendenza dal cellulare. Gli utenti delegano alla rete una quantità di attività e vi trovano soluzioni comode in una quantità di circostanze della vita quotidiana. Ma se non le dominano, le tecnologie si impongono sulle abitudini. La frase rivolta da Winston Churchill agli architetti è valida per ogni tecnologia: «Modelliamo i nostri edifici e poi questi modellano la nostra vita». Confrontandosi con la tecnologia, le persone sono libere quando la progettano, non necessariamente quando si limitano a usarla. Metafore a parte: se i politici vogliono essere liberi di riformare la burocrazia non dovrebbero affidarle il progetto di scrivere la riforma. Ma intervenire a fondo sul disegno e sui dettagli. A meno che le loro intenzioni siano diverse da quelle dichiarate.

ps. L’ufficio di Cantone ci tiene al Foia. Vediamo se aiuta.

Articolo pubblicato su Nòva il 31 gennaio 2016