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I dati come bene comune

In pochi settori come nella salute, l’utilizzo delle tecniche a base di Big Data può avere tanti effetti positivi, in termini di riduzione dei costi e miglioramento del servizio. E in pochi settori come nella salute, il tema richiede la massima attenzione dal punto di vista della protezione dei dati personali. Ma l’apparente contraddizione si manifesta in diversi settori. La Sita, specialista nelle tecnologie digitali per il trasporto aereo, ha prodotto un paper intitolato “The future is predictable” per dire che l’applicazione di intelligenza artificiale e cognitive computing all’analisi dei dati sui movimenti in aereo può ridurre gli inconvenienti imprevisti in modo fortemente desiderato dai passeggeri che vedono in questa innovazione un motivo di riduzione dello stress. E del resto non c’è dubbio che la condivisione dei dati sugli attacchi informatici è un elemento chiave per poterli contrastare. In questi casi, un servizio migliore può mettere in discussione un elemento della privacy. Del resto, ogni innovazione realizzata con metodo “lean” significa che si progetta “prototipando” l’idea e analizzando i dati risultanti dal suo primo utilizzo per imparare e migliorare il prodotto. Insomma: la domanda di dati sembra crescere in parallelo con la disponibilità di dati analizzabili anche in tempo reale. Il che convince molte persone ad accettare meno privacy per migliori servizi. Come dice Jeff Jones, fellow Ibm: «Attraveresti la strada sulla base di informazioni vecchie di 5 secondi?». Ma la privacy è irrinunciabile. L’Ocse, con un’analisi multistakeholder, ha generato delle linee guida sull’uso dei dati nella salute: si basano sul consenso informato degli utenti e sul monitoraggio del corretto utilizzo dei dati. Il problema non è certo risolto. Ma è necessario affrontarlo. Le istituzioni ne sapranno sempre di più sugli individui e sui dati che generano. E la governance delle istituzioni, private o pubbliche, sarà decisiva perché questo loro nuovo potere sia usato per il bene comune e non per la costruzione del loro potere.

Articolo pubblicato su Nòva il 29 gennaio 2017