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L’Europa che sa fare ricerca

Era il 2007. Dieci anni fa. In gennaio, Steve Jobs ha presentato l’iPhone. In marzo, le prime famiglie americane troppo indebitate hanno smesso di pagare i loro mutui subprime. Intanto, in febbraio è nato lo European Research Council (Erc). Tre fatti dalle conseguenze importanti. Mario Monti, presidente dell’università Bocconi, ha commentato nel corso di una manifestazione sull’Erc all’università di Padova, mercoledì scorso: «Mentre gli Stati Uniti esportavano una crisi finanziaria disastrosa, l’Europa costruiva futuro. L’Erc ha dimostrato che l’Europa è in perfettamente grado di produrre istituzioni importanti, che hanno conseguenze fondamentali. E delle quali può essere più orgogliosa». In effetti, l’Erc ha ottenuto risultati straordinari nel corso dei suoi dieci anni di vita, come ha mostrato il presidente Jean-Pierre Bourguignon. Il Council ha finanziato gli studi di 7mila ricercatori leader – più di 50mila considerando le loro squadre di ricercatori – con 12 miliardi di euro. Nel 70% dei casi, quegli studi hanno portato a vere e proprie scoperte o almeno forti avanzamenti nella ricerca. Tra gli scienziati finanziati, sei hanno vinto il premio Nobel e quattro le medaglie Fields. Sulla base di quelle ricerche sono state presentate 800 richieste di brevetto e sono nate 75 nuove imprese. Più di 180 scienziati sono immigrati in Europa per aver vinto un finanziamento dell’Erc. E anche la ricerca italiana ha ottenuto risultati importanti, come ha mostrato il rettore di Padova Rosario Rizzuto. Il fatto è che l’Erc funziona sulla base di un sistema di valutazioni dei progetti di ricerca gestito da scienziati e ricercatori. Non è pensato in modo da garantire risultati economici o tecnologici certi, ma solo risultati culturali incerti. Eppure raggiunge i suoi obiettivi. Il fenomeno è istruttivo: significa che il metodo scientifico ha una sua efficienza, seleziona le buone idee in modo consistente, vive di persone che si dedicano a quello che fanno con passione. Nell’economia della conoscenza, questi sono valori fondamentali.

Articolo pubblicato su Nòva il 30 aprile 2017