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Lettere sull’innovazione: industria 4.0 è soprattutto nuovi modelli di business

Industry 4.0 riduce significativamente gli effetti positivi delle economie di scala: non rileva più la dimensione della singola impresa, quanto la sua capacità di posizionarsi nel punto a essa strategicamente più adatto all’interno della catena del valore. Si aprono innumerevoli opportunità per le filiere produttive italiane, sul fronte sia dell’efficientamento per la riduzione dei costi e il miglioramento della produttività, sia su quello dell’innovazione per l’introduzione di nuove funzionalità di prodotto e per il miglioramento della capacità di reagire in breve tempo alle esigenze del mercato. L’Italia ha quindi l’opportunità di sfruttare pienamente le proprie potenzialità per organizzare, integrare e disciplinare le sue filiere produttive, passando da un modello frammentato a un modello di filiera interconnesso, in cui le imprese operano congiuntamente per fornire un output competitivo grazie a processi produttivi gestiti in real time e, soprattutto, a modelli di business innovativi.
L’innovazione nei modelli di business è forse l’opportunità più significativa offerta alle PMI Italiane dalla rivoluzione industriale in atto. L’obiettivo in questo caso non è giocare meglio degli altri, bensì “cambiare le regole del gioco” che finora sono state fissate dalle grandi imprese (statunitensi e tedesche) per rendere addirittura difficile alle PMI anche solo partecipare al gioco. Ciò nonostante non si è aperto un vero e proprio dibattito sull’impatto che l’Industry 4.0 può avere sui modelli di business delle PMI italiane. I molti convegni sul tema organizzati nell’ultimo anno insistono sulle agevolazioni fiscali offerte dal Piano Nazionale Industria 4.0, piuttosto che sui benefici raggiungibili in termini di mero efficientamento. Il forte rischio che corrono le PMI italiane è quindi fare forti investimenti tecnologici senza averne prima verificato l’opportunità strategica.
L’Innovazione dei modelli di business per un Made in Italy 4.0 è invece il focus di Biennale Innovazione 2017 che si terrà il 23 e 24 maggio presso il Campus economico dell’Università Ca’ Foscari Venezia. 9 rettori, 50 relatori e 100 imprenditori e top manager si confronteranno per immaginare agli impatti strategici dell’Industry 4.0 sui modelli di business delle imprese italiane. Biennale Innovazione 2017 è una due giorni di talk e approfondimenti, residenzialità e confronto, creatività e networking, ricreazione ed esperienza, immersa nella cornice di Venezia che ambisce a colmare un gap quasi cronico nel sistema imprenditoriale italiano che è il porsi domande strategiche. Troppo spesso le nostre imprese confondono l’efficientamento, con la strategia. Recuperare efficienza significa fare meglio le stesse cose, innovare la strategia significare fare cose diverse per distinguersi dai competitor. L’opportunità offerta da Industry 4.0 alle PMI italiane per innovare i loro modelli di business non può essere persa.
Carlo Bagnoli
Università Ca’ Foscari
Caro Bagnoli
le macchine svolgono le funzioni per cui sono state progettate. Quando sono inserite in azienda realizzano la strategia di chi la guida. Se c’è. Se non c’è una strategia, realizzano la strategia di chi le ha progettate e ha convinto l’azienda a comprarle. In pratica, acquistando macchine solo perché si “iper-ammortano”, le aziende consegnano la sovranità strategica ai fornitori di macchine. Se la logica con la quale queste macchine sono progettate è definita in Germania, o negli Stati Uniti, le imprese italiane che non hanno una loro strategia perdono gradi di libertà. Forse abbiamo assistito a qualcosa del genere nel corso della prima fase di sviluppo basato su internet. I profitti del turismo, dell’editoria, della pubblicità, che finiscono a piattaforme americane, non dovrebbero essere dimenticatil. Ma nella fase dell’industria 4.0, un paese manifatturiero come l’Italia può evitare lo stesso rischio. Purché pensi ai clienti. Non al risparmio fiscale.
Hub sofisticati
Caro Luca, tanto per cominciare, io comincerei (non è certamente il tuo caso) a fare attenzione alle parole e al tono che utilizziamo quando parliamo di queste cose.
Come ogni cosa, l’equilibrio è la chiave. L’arretratezza del nostro paese può però essere un’occasione per mettere in pratica, da zero, idee innovative sulla regolamentazione e l’applicazione delle nuove tecnologie e dei nuovi lavori. Fiscalità, privacy o diritto del lavoro: l’inesistenza di una struttura e di qualsiasi progetto a lungo termine in Italia ci permette di sedere paradossalmente in una posizione privilegiata. Come la Cina, anche noi possiamo fare “il salto”. Ad esempio, la questione dei voucher è stata una bella occasione persa per far convergere il problema del lavoro accessorio e occasionale con quello della gig economy in un’unico momento di regolamentazione (ci sono già in giro diverse proposte a tal riguardo, nessuna presa in considerazione da chi avrebbe dovuto, sindacati compresi). Bisogna investire in ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie, in maniera strutturale e intelligente: ben vengano incubatori e fondi alle startup, ma non bastano. Vanno creati hub sofisticati, va valorizzata l’eccellenza che già c’è nell’ambito dello studio e dello sviluppo high-tech, partendo da 0 per arrivare direttamente a 2.
Massimiliano Pennone

Massimilliano Pennone

Rubrica pubblicata sul Sole 24 Ore il 17 giugno 2017