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Lettere sull’innovazione. Soft skills

Caro De Biase
Provengo da generazioni di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori e sono cresciuto con la ferma convinzione che il lavoro non sia qualcosa che cerchi, trovi e ti sistemi, ma piuttosto qualcosa che ti costruisci in modo molto personale giorno dopo giorno, costruendo proprio, il lavoro del futuro.
Mi trovo ora, dopo alcuni anni di attività (lavoro nel web dal 2000) ad essere io, sempre più spesso, alla ricerca di figure professionali preparate da inserire in contesti lavorativi con alto potenziale di crescita ma non è semplice.
Le figure con buone hard skills, normalmente provenienti da contesti formativi di alto livello, hanno soft skills quasi nulle, mentre persone con ottime soft skills, hanno normalmente bisogno di tantissima formazione e tempi di inserimento davvero lunghi. Credo che questo scollamento sia dovuto in parte al mondo accademico che crea una svalutazione delle competenze trasversali a favore di una esaltazione troppo spinta della ricerca di specializzazione.
Mi piace pensare al lavoratore del futuro immaginandolo come una persona pragmatica, capace di arrivare alla conclusione dei problemi rapidamente, grazie a forti fondamenta tecniche e ad una esperienza personale sul campo. In grado di evolversi alla velocità della luce, perché ciò che avrà imparato oggi, sarà obsoleto prima di sera.
Paolo Monge

Caro Monge
sì. A quanto pare tutta la questione dell’implementazione dell’innovazione tecnologica si sta concentrando sul tema dello sviluppo di capacità che vanno oltre il tecnico e che si allargano all’umano. Le conoscenze tecniche sono ovviamente necessarie, ma la velocità dell’innovazione rischia di renderle sempre a rischio di obsolescenza. Le conoscenze dei fondamentali, la fisica, la filosofia, la matematica, la storia e così via, sono ovviamente valori di fondo che servono a una decodifica culturale della realtà di grande valore in ogni caso. Ma l’educazione di fondo alle capacità umane come la predisposizione a lavorare in squadra, l’apertura mentale e la curiosità, l’approccio strategico e pragmatico alla soluzione dei problemi e alla realizzazione dei progetti, resta il patrimonio civile, culturale e personale di maggiore valore. La tecnologia passa. Il valore umano resta e si sviluppa.

Caro Luca
Credo che l’unica soluzione per non sprecare la propria vita sia di crearsi un lavoro per il quale abbia senso vivere.
Una missione che va oltre al guadagnare del denaro per “sopravvivere” e mantenersi.
La via della liberazione è estremamente più difficile e meno “sicura” ma al tempo stesso per molti l’unica percorribile.
Qualora il percorso non si riuscisse a farlo da soli si deve ricorrere a professionalità complementari, cooperando, con valori e obiettivi concreti e condivisi, per facilitare e sopportare lo sforzo competitivo e creativo per raggiungere il fine.
Fino a quando non invertiremo la percezione di chi siamo e perché facciamo quello che facciamo non vi sarà liberazione. Pragmaticamente se una teoria non ha un applicazione reale è inutile o non ancora matura per una sua possibile realizzazione ma se grazie alla tecnologia e al cambio di mentalità questa teoria diventa applicabile siamo di fronte all’inizio di una nuova evoluzione dell’uomo e del sistema economico, e questo è il tempo per riprovare.
Qui quello che stiamo facendo per fare la nostra parte nell’evoluzione di una “Nuova Economia Meritocratica” che mette al centro i reali artefici del valore creato
Daniele Alberti

Caro Luca
Mi ritengo un testimonial del “lavoro del futuro” ed oggi il mio scopo e’ condividere la mia trasformazione con il maggior numero di persone possibili. Per me la chiave di volta e stato il concetto di TALENTO. Non come si intende in TV ma come quell’insieme di forze e caratteristiche che ci rendono UNICI. Ho abbandonato l’attaccamento alle mie competenze, ho centrifugato la mia educazione universitaria e mi sono rimessa in gioco con una narrazione completamente diversa di me stessa partendo dalla mia passione. Il percorso non e’ facile, la tua iniziativa e’ preziosa: spero che riuscirai a portare valore concreto creando una community tra le persone che stanno reagendo al tuo appello. Cosi’ facciamo tribu’ e… magari possiamo diventare un punto di riferimento per le migliaia di persone che si stanno trasformando come noi.
Linda van Andel

Caro Luca
L’acquisizione, il riconoscimento e l’utilizzo delle competenze è – e sempre più sarà – cruciale. Competenze ultra specifiche da un lato (“programmatori in Python 3″), competenze “fluide” e interdisciplinari dall’altro. Soprattutto in questo secondo caso, sia dal lato della domanda che dell’offerta, sarà importante saper riconoscere e descrivere quello di cui si ha bisogno e quel che si sa fare; le attuali piattaforme dedicate al job recruiting non sono ancora, a mio avviso, ancora ben progettate sotto questo punto di vista. L’apprendimento in “beta permanente”, l’essere “endless newbie” come afferma Kevin Kelly porta di conseguenza la necessità di ridefinirsi con efficacia per cogliere le opportunità lavorative (il posto fisso sarà archeologia sociale). Accanto alle soft skills, le competenze ibride saranno la chiave per le aziende e per le persone ma si dovrà sviluppare un linguaggio comune per poterle sfruttare al meglio.
Federico Bo

Nòva
Il nuovo welfare a base di innovazione sociale. E le frontiere della robotica

Rubrica pubblicata sul Sole 24 Ore il 16 settembre 2017