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Sulla competizione dei codici

I quattro maggiori paesi europei si sono dovuti coalizzare in una inedita alleanza per creare condizioni favorevoli al superamento dell’elusione fiscale consentita ai giganti digitali dalle disomogeneità del sistema delle tasse europeo. Pochi giorni prima, i rappresentanti politici dei sette grandi paesi dell’Occidente si sono trovati a Torino per discutere di come regolare la digitalizzazione, per lo sviluppo economico e i diritti umani. Ma su molti argomenti la potenza politica appare impallidire di fronte alla forza dei giganti del web. Questi si autoregolano ma sono difficili da regolare. Del resto, il codice delle leggi e il codice del software sono essenzialmente regole. E talvolta sono in competizione, molto spesso perseguono interessi diversi e quasi sempre vanno a velocità differenti. Come se la democrazia fosse in competizione con l’organizzazione che produce la tecnologia. Non è necessario che sia così. E un’evoluzione è molto probabile. I valori di chi progetta il software si trovano nel suo prodotto e inevitabilmente conducono a un’innovazione anche delle responsabilità. Un esempio? Il software ha cambiato le regole per esempio nella proprietà e nella compravendita di prodotti. Cioè: un tempo si comprava un prodotto, oggi si acquista l’accesso a un servizio. Con reali limitazioni nell’uso del bene “acquistato”: l’Economist ricorda che Tesla non consente a chi abbia preso una sua macchina di usarla per fare il servizio di trasporto per Uber e piattaforme simili. Ma se il software del quale sono fatte le piattaforme è proprietà di chi le ha fatte dovrebbero esserci conseguenze anche in termini di responsabilità. Se lascia entrare troppi cybercriminali perché non manutiene bene la proprietà dove gli utenti operano potrebbe maturare responsabilità. Magari non per legge, ma per mantenere il consenso degli utenti. In questo processo una convergenza tra le leggi e il software è possibile.

Articolo pubblicato su Nòva il 1 ottobre 2017