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Internet è un ecosistema: non trasformatelo in una monocoltura

Internet è un sistema complesso. Ogni novità genera conseguenze dirette e indirette. Difficile prevedere tutto. È come voler regolamentare un ecosistema o modificare l’evoluzione. Si può fare. Ma ci vuole attenzione e conoscenza. Alcune regolarità sono chiare: chi vince in una tecnologia di rete tende a raggiungere grandi dimensioni, secondo la cosiddetta Legge di Metcalfe. Inoltre, i servizi per l’accesso competono per il profitto con i servizi infrastrutturali come le piattaforme per la ricerca online o per la gestione dei social network. Il gigantismo dei vincitori non interrompe l’innovazione a patto che chi propone soluzioni nuove non debba chiedere il permesso a chi è già grande. La scelta di abolire la protezione pubblica della neutralità della rete decisa in America assomiglia a una fantascientifica abolizione dell’autorità antitrust: le imprese possono approfittarne o meno. Allo stesso tempo, la sostanza immateriale della rete favorisce chi disintermedia e riduce il controllo fiscale. La velocità dell’innovazione supera le politiche. Gli stati tentano di regolamentare a posteriori. Ma i loro interventi dovrebbero tener conto del carattere complesso dell’internet. Non sempre lo fanno. La liberalizzazione della neutralità della rete rafforza la libertà dei più forti e non protegge quella dei più piccoli. L’introduzione di tasse speciali sul fatturato generato con il commercio elettronico può aumentare le entrate fiscali per qualche centinaio di milioni in Italia, ma rischia di aumentare i prezzi per i consumatori, dice Roberto Liscia di Netcomm, che suggerisce un’idea migliore: «Già oggi si tassano i trasferimenti internazionali di valori immateriali stimando correttamente il transfer price di beni dotati di marchi di valore. Allo stesso modo si può affidare a specialisti digitali la stima del valore trasferito all’estero dalle piattaforme internazionali che operano in Italia e tassarle coerentemente». Di fatto, si può innovare anche nelle regole. Purché si sappia quello che si fa.

Articolo pubblicato su Nòva il 17 dicembre 2017