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L’ipotesi dello human capital gain

Simon Kuznets è l’economista riconosciuto per l’invenzione del Prodotto Interno Lordo ma è stato il primo a dire che il reddito – nazionale o procapite – non deve essere considerato una misura del benessere. In realtà, come fa notare David Pilling sul Financial Times, la ricchezza offre un’idea migliore del benessere che potrà essere generato da un popolo o da una persona. E comunque la pensa così anche la Banca Mondiale, che da tempo lavora al miglioramento del modo con il quale l’umanità calcola i suoi risultati economici per tener conto di variabili più intelligenti di quelle che formano il Pil. In particolare, secondo la Banca Mondiale il valore del capitale umano equivale ai due terzi della ricchezza dell’umanità e ne spiega il futuro benessere meglio di molte altre variabili. La stessa sostenibilità del reddito nel lungo termine è spiegata dal capitale umano. L’educazione, l’istruzione, la crescita della conoscenza, la ricerca sono le forme di investimento che generano un aumento del capitale umano e che producono la maggiore crescita della ricchezza nel lungo termine. E se si considera l’evoluzione recente del concetto di educazione, che non si limita più all’apprendimento di alcune conoscenze specialistiche ma che si estende all’assorbimento di diverse competenze generaliste, il sistema dell’educazione si estende all’insieme delle forme di accesso alla conoscenza: dalla frequentazione intelligente del patrimonio culturale alla fruizione dei prodotti delle industrie culturali, dalla partecipazione ad attività ludiche e socialmente costruttive all’esperienza di creazione di impresa e di startup. Queste attività che incrementano la ricchezza di conoscenza nelle comunità sono un valore in sé e un investimento per il futuro. Per le persone generano un reddito e, per così dire, uno “human capital gain”. Con la cultura si mangia. Due volte.

Articolo pubblicato su Nòva il 7 gennaio 2018