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Geopolitica dell’intelligenza artificiale

Andrew Ng dice: «Quasi tutto ciò che un umano fa in meno di un secondo si può automatizzare». Ng è uno degli eroi moderni dell’intelligenza artificiale. Viene da Hong Kong, ha lavorato a Google e a Baidu, ha una mentalità aperta e ha dedicato molta attenzione all’educazione del futuro, anche con la creazione di Coursera. È uno da ascoltare quando parla. E si trova in un punto di incrocio per le culture tecnologiche americana e cinese. Quel confronto sta diventando una vicenda geopolitica di prima grandezza. Gli Usa hanno dato sempre per scontato il loro primato nell’intelligenza artificiale. Ma come riporta Michael Wooldridge, uno scienziato che scrive sul Ft, all’ultima conferenza dedicata alla sua materia, l’intelligenza artificiale, a New Orleans, i paper proposti dai cinesi erano 1.242 contro i 934 degli americani. Quelli che alla fine sono stati accettati erano in numero più o meno pari tra americani e cinesi. Del resto gli investimenti in intelligenza artificiale operati da cinesi e americani sono ormai paragonabili, come le aziende che raccolgono dati, la materia prima del settore: Google, Facebook, Amazon; Baidu, Tencent, AliBaba. Il confronto è strategico sul piano economico, ma anche militare. E gli analisti, finanziari o politici, seguono con attenzione. Ebbene, in tutto questo l’Europa che cosa fa? Ha meno investimenti, anche perché non è riuscita a sviluppare aziende che raccolgono dati della dimensione raggiunta dai concorrenti. Ma ha un senso dei diritti umani che a questo punto può diventare il suo punto di forza identitario. L’introduzione della nuova regolamentazione sulla privacy può essere vista come un freno, ma può diventare un motivo di innovazione per le sue aziende. Intanto, lo spirito europeo potrebbe estendersi con le sue concezioni antitrust emergenti: quelle che riguardano le concentrazioni di dati. L’Europa può imporre l’interoperabilità dei dati delle grandi piattaforme? Sarebbe una decisione a favore della libertà di mercato e sarebbe la base per rilanciare la ricerca e gli investimenti in intelligenza artificiale in Europa. Quello che conviene e quello che è giusto potrebbero convergere.

Articolo pubblicato su Nòva il 18 marzo 2018