Giusto alla fine del 2025, il Sole 24 Ore ha raccolto una straordinaria serie di articoli che descrivono visioni a lungo termine sui principali argomenti dell’economia. Quanto a lungo termine? Poiché celebrava i suoi 160 anni di storia, il Sole 24 Ore ha pensato di indagare quello che si può immaginare intorno ai prossimi 160 anni. Anch’io ho avuto l’onore di partecipare a questa indagine con un pezzo sui prossimi 160 anni del denaro e delle stable coins. A distanza di una settimana dall’uscita, ripropongo il pezzo in questo blog.
Qual è il futuro del denaro e, in particolare, delle sue forme contemporanee, come le crypto e le stablecoins? Una scorciatoia per rispondere è dare retta a un visionario come Elon Musk. «Tra dieci o vent’anni, con la diffusione della robotica, il lavoro sarà opzionale, più o meno come lo sport o i videogames. E a un certo punto nel futuro, il denaro cesserà di essere rilevante». Detto da uno che ha più denaro di chiunque altro al mondo non è male come previsione. E detto da un imprenditore che intende farsi pagare mille miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per controllare la Tesla può addirittura apparire vagamente contraddittorio. Se non fosse che probabilmente Musk pensa a quella previsione come al risultato del suo stesso progetto industriale. Infatti, Musk spiega che il lavoro sarà opzionale in quanto i robot produrranno qualsiasi bene in abbondanza e a un costo talmente basso che tutti potranno avere tutto ciò di cui hanno bisogno. «La robotica renderà tutti ricchi», conclude Musk, parlando al US-Saudi Investment Forum, sul finire del 2025.
Musk non specifica quando secondo lui il denaro diventerà irrilevante, ma dal contesto del suo discorso si comprende che questo avverrà quasi certamente prima che siano trascorsi 160 anni. Anche perché la sua visione del mondo è guidata dallo sviluppo tecnologico, che va relativamente veloce. Ma è davvero la tecnologia il motore del cambiamento e il pilastro sul quale si appoggia il futuro della società o dell’economia? È certamente fondamentale. Il problema è che la tecnologia non opera in isolamento, ma in un contesto socio-economico complesso. E il denaro è una tecnologia.
E allora per articolare l’argomento vanno considerate le dinamiche che cambiano, appunto, il sistema socio-economico. La globalizzazione, per esempio, può favorire una tendenza unificante nel sistema monetario. La separazione del mondo in grandi aree di influenza separate può invece parcellizzare i sistemi monetari. Una questione decisiva in proposito appare oggi la distribuzione della ricchezza: la sua attuale polarizzazione modifica la legittimità del sistema e la credibilità delle istituzioni che gestiscono la moneta, sicché il suo futuro può essere trasformato dalle conflittualità sociali, dalla separazione tra le tribù culturali, dagli esodi di massa dalle aree del mondo che il clima renderà inabitabili. In quel contesto il concetto di denaro si separerà in una molteplicità di soluzioni, alcune al servizio dell’accumulazione di immense ricchezze, altre utilizzate solo per sbarcare il lunario giorno dopo giorno. Del resto, per altri osservatori, la questione essenziale è piuttosto la dinamica del potere. Se sono gli stati a battere moneta il mondo è ordinato dalle istituzioni politiche e dall’onestà, o dalla corruzione, dei politici. Se invece sono le megapiattaforme digitali private a gestire il denaro, allora la realtà appare piuttosto ruotare attorno alle personalità che le controllano. Alcuni visionari delle crypto pensano, peraltro, che tutti i poteri si possano sostituire con algoritmi: ma le blockchain anarchiche sono davvero esenti dalle logiche del potere, o lo spostano dalla parte di chi le progetta? E dunque, alla fine, per conoscere il futuro del denaro tra 160 anni bisogna guardare alla tecnologia, all’economia, o alla politica?
La risposta comincia con un’ammissione, metodologicamente necessaria: il futuro non esiste. È soltanto un’idea. Piuttosto, esistono i fatti e i pensieri che gli umani generano nel loro presente e che hanno conseguenze. Quando cercano di immaginare quelle conseguenze, gli umani ricorrono a narrative, avviluppano i fatti in storie che consentono di immaginarne un finale. Tutto questo funziona abbastanza bene se si parla di prevedere tre anni in avanti. Ma se si pretende di vedere 160 anni nel futuro bisogna ammettere che le storie verosimili possono essere davvero molte, dunque ci sono numerosi, diversi, possibili futuri. Si possono descrivere facendo ricorso alla scienza, oppure si possono ricostruire sulla base dell’esperienza, o della pura immaginazione, o ancora in base all’ideologia, al desiderio, alla paura. E poi occorre distinguere le dinamiche che hanno durate lunghissime da quelle che e potrebbero esaurirsi in tempi brevi. Le stable coins, per esempio, sono mode estemporanee oppure soluzioni strutturali e dunque destinate a durare per molto tempo? Per rispondere, più che domandarsi che ruolo potranno giocare in futuro le singole stable coins attuali è meglio tentare di formulare un’ipotesi su quale possa essere il punto di riferimento di valore stabile al quale le monete si agganceranno. E va detto che una stabilità durata 160 anni, nella storia, è un’eccezione, non certo la regola. La sterlina dell’impero britannico, il sesterzio dell’impero romano, il ducato della repubblica veneziana sono stati relativamente stabili a lungo, ma non certo esenti dai loro periodi di inflazione o di crisi. È probabile dunque che non si tratti di valutare la stabilità delle singole stable coins, ma quella del sistema al quale si ispirano. La fonte della stabilità monetaria sarà pubblica o privatistica?
Il denaro è un concetto relativo. Non ha un valore in sé ma è importante solo in quanto svolge la sua funzione nel contesto storico. Come ricorda Eswar Prasad, autore di “The Future of Money” (Harvard University Press 2021), la moneta serve a tre funzioni: è unità di conto, è mezzo di pagamento ed è riserva di valore. Un’autorità amministrativa stabilisce un parametro che serve a collegare le ragioni di scambio tra i beni a un’unità di misura. Nello stesso tempo occorre un sistema tecnico per identificare la moneta e usarla nelle attività economiche. Infine, la durata nel tempo della moneta deve essere tale da garantire chi la usa per accumulare ricchezza o almeno per metterla da parte in modo da poterne disporre nei tempi di vacche magre. Quindi la moneta non è soltanto un oggetto tecnologico che svolge le sue funzioni, ma è un sistema garantito da istituzioni tali da infondere una duratura fiducia nei cittadini.
Quali istituzioni svolgeranno queste funzioni nel lungo termine. Gli stati? Le aggregazioni di stati? Le BigTech? Probabilmente le decisioni che si prendono oggi avranno conseguenze di lunga durata, perché le scelte sono operate da gruppi di potere che si pongono il problema con estrema profondità. Lo dimostra un discorso di Peter Thiel, finanziere, ispiratore di Elon Musk, di JD Vance, vice presidente americano, di David Sacks, plenipotenziario del governo degli Stati Uniti per l’AI e le cryptovalute. Ebbene, nel 1999, Peter Thiel ha tenuto un discorso all’Independent Institute. In quell’occasione Thiel, che all’epoca stava lanciando PayPal, descrisse come la tecnologia renderà possibile la creazione di monete alternative, utilizzabili con il telefonino, senza mediazione pubblica, riferite a un valore stabile come, dice Thiel, l’indice della borsa americana. Insomma, Thiel aveva già in mente le stable coins anche quando non si chiamavano così. La libertà di usare la moneta privata, per Thiel, sarà essenziale per dare all’individuo sovrano la capacità di innovare liberamente, muovendo la ricchezza dove è più conveniente. Per Thiel il nemico era l’Unione degli stati europei che stavano costruendo l’euro, allo scopo di mantenere vivo il potere dello stato e del welfare, dando priorità a un pensiero collettivo che frenava la libertà individuale. L’euro, per Thiel, era un progetto di controllo totale, contrario ai mercati off shore e a qualsiasi forma di libera concorrenza tra le monete. Quel discorso appare oggi l’annuncio di un confronto decisivo dei prossimi anni: vinceranno le stable coins fondate sul dollaro che attireranno capitali negli Stati Uniti che oltre a finanziare il debito americano abiliteranno l’innovazione e arricchiranno le famiglie dei tecnoimprenditori; oppure prevarrà l’euro digitale con la logica delle regole pubbliche e delle istituzioni monetarie indipendenti dai governi, capaci di garantire il diritto alla privacy; o ancora vincerà una moneta pubblica cinese molto efficiente e potente ma poco attenta ai diritti degli individui?
La moneta è un punto di incontro simbolico di molte tensioni istituzionali e politiche, sociali ed economiche, tecnologiche e culturali. Le stable coins sono probabilmente troppo legate allo stato attuale della tecnologia digitale per potersi candidare a dominare un futuro lungo 160 anni. L’immenso potere accumulato dalle attuali BigTech, del resto, non si traduce necessariamente nella fondazione di imperi plurisecolari, a meno che non abbiano davvero ragione nell’affermare che la loro intelligenza artificiale sarà talmente tanto potente da risolvere tutto. Ma anche in quel caso, la tecnologia garantirebbe un potere stabile? Nick Bostrom, autore di “Superintelligence”, aiuta a rispondere con il suo ultimo libro: “Deep Utopia. Life and meaning in a solved world”. In quel mondo, dice Bostrom, una contraddizione sembra erodere la visione dei tecnocapitalisti attuali: qualsiasi ragionamento economico razionale svolto da una macchina sarebbe migliore di qualsiasi analogo ragionamento svolto da un umano. Dunque l’attività di scelta, come lo stesso mercato, cesserebbe, per essere sostituita da un insieme di automatismi capaci di ottimizzare tutto perfettamente. A quel punto, l’efficienza non sarebbe data dalle alternative in competizione ma dalla qualità delle intelligenze artificiali che scelgono, prevedono, pianificano, producono roboticamente. Il sogno di Musk, paradossalmente, si oppone a quello di Thiel.
È però probabile che una sorgente di valore stabile debba comunque emergere. Potrebbe essere legata all’energia che sarà necessaria a far funzionare qualsiasi cosa. Sarà una forma di energia emergente dall’incontro di tecnologie fantastiche che saranno realizzate nei prossimi 160 anni con le caratteristiche di lunga durata del sistema ambientale. Quell’energia avrà probabilmente un valore scambiabile con qualsasi cosa. L’autorità, pubblica o privata, o comunitaria, che sarà in grado di salvaguardare il valore essenziale dell’ambiente dal quale dipende l’energia e ogni altro bene costituirà il punto di riferimento necessario a definire il valore del denaro del futuro.
Ipotesi incomplete, indubbiamente. Tanto che qualche archeologo del lontano futuro, forse, le ritroverà, ne comunicherà la scoperta in un articolo scientifico che farà il giro del mondo e avrà grande successo: perché confrontando quelle arcaiche previsioni con la realtà, gli umani di quel 2185 si faranno delle simpatiche risate.