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L’ipotesi della comunità post-pandemica

Da un articolo uscito su Nòva il 23 maggio 2021 e su 24+ intitolato: “La città post-pandemica si ricostruisce intorno a comunità servite dal digitale” – Che cosa avviene nella nuova normalità? Tra le previsioni distopiche e l’ottimismo resiliente, la tecnologia si piega al progetto umano

C’è chi teme, pensando all’accumularsi del debito, che ci si troverà in nuova mediocre, declinante normalità, con un milione di poveri in più, migliaia di aziende chiuse, e giovani senza direzione. C’è chi immagina uffici chiusi e lavoro da remoto, con attività di consumo esercitate da casa, in una dimensione digitale ipertrofica. E c’è chi pensa che il rilancio del ruolo pubblico si tradurrà in un nuovo inizio per la società impegnata a innovare, insieme, sul fronte del cambiamento climatico e dell’ingiustizia sociale, combinando le manovre congiunturali e le riforme strutturali.

Tra le frontiere del cambiamento, necessario, ci sono alcune infrastrutture che si sono rivelate essenziali per la vita delle persone: la sanità, la scuola, la cultura, la mobilità, la localizzazione del lavoro. Non per nulla, il laboratorio dell’innovazione, anche in questa fase storica sarà la città. Al Real Estate Summit 2021 del Sole 24 Ore gli interventi hanno offerto una tonalità positiva, ma con una condizione: che non ci si limiti a risolvere problemi; che si passi a riprogettare, seguendo l’ispirazione di una visione profonda.

(…)

Ci si rende conto che, in una prospettiva di profonda consapevolezza umana, la trasformazione della città impone una scelta fondamentale, proposta dal designer Ezio Manzini nel suo ultimo libro, “Abitare la prossimità. Idee per la città dei 15 minuti” (Egea 2021). L’esperienza del distanzialmento sociale è stata forse la più simbolica ultima tappa di un processo di de-costruzione delle relazioni che portava verso una città della distanza nella quale gli abitanti si trasformavano in semplici utenti e clienti di servizi: un’ultima tappa nella quale si fa «tutto a/da casa». La riprogettazione della città della prossimità, per Manzini, si motiva con il recupero della dimensione di comunità, fatta di relazioni vive tra le persone che riconoscono il senso di un luogo e sanno includere la diversità e coordinare le azioni. Il che non può avvenire senza le piattaforme digitali, dice nel saggio finale del libro scritto da Ivana Pais, sociologa della Cattolica di Milano, purché siano pensate e progettate per servire il territorio e la sua comunità, non per estrarne il valore.

La ricostruzione post-pandemica è certamente inquadrata nelle scelte pubbliche definite nei piani di rilancio, ma sarà tanto più ricca quanto più forte sarà l’energia degli spiriti collaborativi e immaginativi che si manifesteranno nella società.