Le leggi e gli interventi dei governi per regolare l’intelligenza artificiale si moltiplicano. E i fatti si incaricano di mettere in discussione alcuni pregiudizi. L’approccio europeo alla regolamentazione è davvero un freno all’innovazione? Il governo americano lascia davvero le mani libere alle aziende? Le risposte più ovvie a queste domande sembrano smentite dalle ultime notizie in materia.
La Commissione Europea ha pubblicato il Code of Practice per garantire la trasparenza del contenuto prodotto dall’intelligenza artificiale dei messaggi che circolano in rete (vedi il Sole 24 Ore dell’11 giugno).
Il codice stabilisce uno standard di comportamento che coinvolge i produttori e gli utilizzatori di modelli di intelligenza artificiale per cui i cittadini possano essere informati su quanto di ciò che leggono e vedono in rete sia costuito con l’intelligenza artificiale. Il problema è serissimo nell’epoca dei deep fake e nel contesto di un degrado generalizzato della credibilità dell’informazione digitale, un fenomeno storico profondo, che ovviamente non parte dall’intelligenza artificiale ma che da questa viene accelerato e che, comunque, è amplificato dai modelli di business e dal design dei social media.
La preparazione di questo codice è frutto di un lavoro strategico e analitico di un gruppo di esperti – guidati tra gli altri da Dino Pedreschi, dell’università di Pisa – che ha tenuto presente le esigenze di tutti gli stakeholder e ha elaborato una proposta tecnica che produttori e utilizzatori dei modelli potranno volontariamente adottare per migliorare la trasparenza dell’informazione in rete. Per le piccole e medie imprese sono previste procedure semplificate. OpenAI ha già aderito. Meta ha invece rifiutato la proposta sostenendo che introduce incertezze legali, che evidentemente OpenAI non teme. In effetti, Meta sta invece introducendo una quantità di gadget a base di AI che dovrebbero essere usati facilmente dagli utenti delle sue piattaforme per “abbellire” i loro post e riaccendere l’interesse degli utenti attualmente piuttosto appannato. Grok non ha accettato il codice perché propone altri metodi per garantire la trasparenza dei post, anche se all’inizio di quest’anno il suo modelo è stato usato per generare una vera e propria epidemia di “deep fake” con una quantità di personalità note e meno note ritratte grazie al modello di Elon Musk in abbigliamento volgare.
Il codice è di fatto uno standard cui si aderisce volontariamente e che contribuisce a riempire di contenuti e chiarezza l’impostazione legale decisa dalle istituzioni europee per l’intelligenza artificiale. È stato realizzato da persone molto competenti, con un processo che ha coinvolto tutti gli operatori. Gli innovatori, tecnologici, editoriali, sociali, che vogliano usare l’intelligenza artificiale per le loro comunicazioni, ora, sanno come farlo e al contempo garantire i cittadini che hanno diritto di essere informati in modo trasparente. Un quadro di regole chiaro aiuta gli innovatori. Una procedura metodologicamente prevedibile aiuta a leggere la prospettiva nella quale le innovazioni del futuro saranno proposte.
Il governo americano non segue procedure prevedibile. Anzi. Il presidente Donald Trump ha fatto scrivere un decreto presidenziale che chiedeva ai produttori di intelligenza artificiale di far esaminare i loro nuovi modelli al governo prima di rilasciarli in pubblico. Si è rifiutato di firmarlo, dicendo che gli sembrava un freno all’innovazione. Ma poche settimane dopo lo ha firmato sottolineando che si trattava di una richiesta che i produttori potevano accettare volontaristicamente. Nell’incertezza su come interpretare questo decreto, si è sviluppato il problema dei modelli più potenti di Anthropic che sono considerati pericolosi per la sicurezza nazionale sicché il governo ha comunicato all’azienda il divieto di farli usare ai non americani, compresi i dipendenti di Anthropic che non siano nati negli Stati Uniti. Una richiesta evidentemente impossibile da accogliere che ha condotto Anthropic a chiudere a tutti l’accesso a quei modelli. Si sa soltanto che anche OpenAI ha modelli altrettanto potenti ma non ha subito la stessa sorte.
La produzione di leggi e decreti degli Stati Uniti non è trasparente metodologicamente e sembra rispondere a esigenze ondivaghe e ideologiche del governo americano. Non è pensata per tutti ma soprattutto per gli amici e in nemici del presidente. Non è stabile e non è prevedibile. Di certo, come nel caso di Anthropic, frena l’innovazione in modo radicale, chiudendo l’accesso a modelli molto potenti, usati per la cypersecurity. E peggiorando l’immagine dei prodotti americani: le aziende che li adottano ora sanno che possono essere spenti ogni volta che il governo americano lo decida.
ps. L’immagine è stata prodotta con OpenAI 🙂