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Crossroads -

07/01/2009

Interfaccia Twitter

Cambiamenti di interfaccia su Twitter. Nelle pagine dei followers e dei following si possono vedere le persone in modo ampio - con l'ultimo micropost - oppure in modo sintetico, con facili bottoni per replicare o altro. L'interfaccia fa la differenza in queste piattaforme per la comunicazione. Twitter Blog.

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06/19/2009

L'auto elettrica con la Coda

Coda Automotive potrebbe essere il primo produttore di un'auto elettrica adatta all'autostrada e capace di fare 100 miglia con un "pieno". Costerà 45mila dollari ma con gli incentivi arriverà a 30mila per il pubblico. Sarà prodotta da un costruttore cinese, la Hafei. Quello che è interessante nella vicenda dell'auto elettrica è che non c'è in questo caso bisogno di enormi investimenti nella progettazione della piattaforma. Sicché si può immaginare che mentre nel settore dell'auto con motore a scoppio prosegua la concentrazione, nell'auto elettrica si potrebbe assistere alla nascita di start up capaci di raggiungere un pareggio con un numero di auto vendute non enorme. Resta tutta da capire, per ora, la questione dell'ecosistema: dalle batterie al sistema per il rifornimento e al costo effettivo dell'elettricità in termini di CO2 e di denaro... Technology Review: A Startup's Electric Sedan May Be First on the Road.

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06/18/2009

Opera: nuvole decentrate

La proposta del nuovo Opera Unite è di quelle che vanno prese in considerazione con attenzione. In sostanza il nuovo sistema proposto dall'azienda nordeuropea è una forma di sintesi tra varie tendenze: grid, cloud, p2p. Insomma, si condividono le risorse di banda e di capacità di elaborazione, si condividono contenuti e informazioni, si condividono applicazioni, senza passare da server centralizzati. Il tutto grazie al fatto che il nuovo software di Opera consente di far diventare facilmente ogni computer un web server. Se ne parlerà. Vedi intanto PuntoInformatico, ArsElectronica, Silicon.

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06/16/2009

Digital Britain

E' uscito il rapporto Digital Britain del governo britannico sulla strategia di sviluppo digitale del paese. Un documento che ha il pregio di considerare in modo integrato tutti gli aspetti di una questione tanto complessa: dall'accesso ai diritti, dalla pubblica amministrazione all'inclusione sociale, dall'internet alla televisione... Grazie a Francesco Caio per la segnalazione. Che sottolinea tra l'altro l'impegno a preservare le news locali, "oggi sotto enorme pressione".

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06/15/2009

Come si scrive del sole napoletano

Come tutti i lunedì arrivano sul web i nuovi articoli apparsi su Nòva. Compresi quelli della copertina sui problemi del paese d''o sole...

Ma come si scrive in napoletano il paese del sole? Con due apostrofi, a giudicare dalle indicazioni contenute nella versione napoletana di wikipedia. Come nel caso d''o Abruzzo. Oppure d''o sud.

Ecco un esempio del labirinto di apostrofi proposti da una frase di wikipedia:

'O codece nap s'ausa p' 'a lengua ca se parla 'int'a na gran parte d''o sud 'e ll'Italia, però spesso ce sta chi vô scrivere 'int'a na variante particulare 'e chesta lengua.

Comunque è chiaro che non ci sono versioni stabili della scrittura napoletana. Come dicono nella stessa wikipedia...

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06/08/2009

Tecniche provate di televisione

Jeff Jarvis commenta un nuovo punto di frizione emerso tra l'editoria tradizionale e i social media: la differenza tra i prodotti compiuti e il processo di costruzione delle notizie basato sulla filosofia della versione beta. Dalla televisione viene una lezione: la generazione di un frame interpretativo assomiglia alla preparazione dello script di una fiction, al di là della sua capacità di corrispondere alla realtà. Anche in ragione di questa lezione, il contesto culturale attuale non aiuta a distinguere le storie costruite da quelle che derivano da una ricerca aperta dei fatti. I media sociali possono sviluppare degli anticorpi? Può darsi, ma occorre una discussione sul metodo e sul senso di quello che il pubblico attivo sta generando. Gli editori tradizionali possono rivitalizzare i loro giornali? Può darsi, ma occorre una riflessione sul metodo e il senso di quello che le loro redazioni sono chiamate a realizzare. L'interazione tra media sociali e tradizionali può portare a una dinamica progressiva? Soprattutto se quelle riflessioni porteranno alla consapevole collaborazione tra le due dimensioni mediatiche.

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06/06/2009

Rivelazioni sul conclave di editori Usa

Alla fine è venuto fuori quello che gli editori americani si sono detti a Chicago (background). Oltre a dibattere accademicamente sui modi per far pagare i giornali online, gli editori si sono trovati ad ascoltare un progetto piuttosto dettagliato per costruire una piattaforma di distribuzione delle notizie che promette di riconsegnare a loro il governo della situazione, attualmente passato in gran parte ai servizi degli aggregatori automatici di notizie come Google News.


La novità principale di questa piattaforma, chiamata ViewPass, sarebbe l'idea di finanziarla con i soldi degli editori stessi. Cioè di costruire una compagnia di proprietà degli editori capace di intermediare in nome loro la distribuzione su tutti i mezzi digitali dei notiziari. Ne parla Zachary Seward. Il documento discusso a Chicago è questo. E la conferma dell'autore della proposta, Alan Mutter. Ed ecco tutte le discussioni di Chicago: poco entusiasmo per la vendita di articoli online e molta prudenza per evitare incidenti con l'antitrust.
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06/03/2009

Gli auguri di Nicholas Lehman

Pochi giorni fa, Nicholas Lehmann, Columbia Journalism School, ha salutato i laureati. Con un discorso visionario, che possiamo leggere grazie alla gentilezza di Clay Shirky, che lo ha pubblicato sul suo blog. Il professore osserva che un buon giornalismo dipende, insieme, da una buona discussione pubblica sulla qualità del giornalismo e da un buon supporto economico. In questi giorni, peraltro, si discute quasi esclusivamente di come rivitalizzare la sostenibilità del modello di business dei giornali tradizionali, sebbene questa discenda anche dalla loro qualità. E dunque da una discussione strategica su quello che va fatto per adeguarla al nuovo millennio. Conclude Lehmann: «Non basterà reinventare il giornalismo. Si dovrà anche reinventare il dibattito intorno al giornalismo, per farlo diventare meno autoreferenziale e più aperto alla società. Sarà un lavoro enorme. E molto divertente».

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05/28/2009

Un discreto conclave di editori americani

Una riunione misteriosa, tanto discreta quanto importante, giovedì 28 maggio, in un anonimo hotel alla periferia di Chicago. A due passi, l'areoporto O'Hare. Niente glamour per un meeting di lavoro tra i manager che decidono le sorti dei maggiori gruppi editoriali americani, occupati da mesi a contare le perdite delle loro aziende strette tra la crisi della pubblicità e la concorrenza delle news gratuite online. Un incubo che li ha spinti ad accettare l'appuntamento con i loro colleghi, organizzato dalla Newspaper Association of America, per discutere su come "monetizzare i contenuti". Ma non per fare accademia. Per trovare un accordo. E uno spiraglio di soluzione.

Quale accordo? Quale soluzione? Di che cosa hanno parlato in realtà? La Naa, senza farlo sapere neppure sul suo sito, è riuscita a riunire due dozzine dei suoi associati, compresi i pesi massimi come New York Times, Gannett, Hearst Newspapers, Associated Press, Philadelphia Media Holdings. C'era anche Tom Curly, della Associated Press, il più duro sostenitore della necessità di cambiare il modello della distribuzione di notizie su internet. A quanto pare, mancava solo News Corp. Ma il tema della discussione era stato lanciato proprio da Rupert Murdoch, il megaeditore austaliano che ha cambiato strategia su internet almeno cinque volte negli ultimi dieci anni e che sembra essere giunto a una conclusione: occorre far pagare le notizie anche online.

Già, ma non è così semplice. Come far pagare i giornali su internet se non c'è un accordo tra tutti gli editori? Nel corso della lunga giornata di discussioni, in quell'albergo di Chicago, si è parlato molto di questo. Di certo, le aziende non possono fare un cartello. Ma condividere le idee, hanno forse pensato alla Naa, potrebbe servire. Specialmente nel corso di una crisi pesantissima come l'attuale.

La riunione non poteva arrivare a una conclusione definitiva, secondo il corrispondente di The Atlantic, James Warren, il primo ad averne dato notizia. Ma è un segnale. Non solo di nervosismo. Perché è vero che il "piano A", far pagare le notizie, non è facile da realizzare: il cartello degli editori non sarebbe destinato a funzionare se non si riuscisse a tenere sotto controllo anche la miriade di piccoli giornali, blog e siti che pubblicano fiumi di notizie online senza sostenere i livelli di costo dei grandi editori ma dando soddisfazione a una buona quota delle curiosità informative del pubblico. E senza far pagare un dollaro.

Ma c'è un "piano B". Molto più realistico. Proprio sulla scorta delle opinioni espresse a più riprese da Curly, gli editori vorrebbero mettersi d'accordo per creare una piattaforma che aggreghi le loro notizie online e tagli fuori le piattaforme come Google News o Yahoo! e molti altri servizi che raccolgono automaticamente le notizie dai siti dei giornali e le linkano sulle loro pagine. E si portano via una quota importante della pubblicità.

Un mese fa c'era stata un'altra riunione molto discreta, a New York, anche quella con due dozzine di executives editoriali americani. Veniva presentata l'idea del "Fair Syndication Consortium" della Attributor: si tratta di una piattaforma per aggregare le notizie online e distribuire il traffico e il reddito equamente con gli editori. Il ceo di Attributor, Jim Pitkow, non ha rivelato i nomi degli editori che si erano riuniti per discutere del consorzio. Ma erano 25, lo stesso numero di quelli che erano alla riunione di Chicago. E proprio di Attributor si è discusso nella cena che ha preceduto il meeting di Chicago. Insomma, mentre il "piano A", quello di far pagare le notizie, può affascinare i capi delle aziende editoriali americane, il "piano B" è già a buon punto. Resta da vedere se è una buona idea. I giornali americani online ricevono meno dell'1% del traffico internet e circa l'1,2% del totale del tempo speso online, rilevano al Nieman Journalism Lab di Harvard: ma nella categoria "news" la maggior parte del traffico va agli aggregatori automatici, non ai siti dei giornali che producono il contenuto originale. E quindi una parte consistente del reddito pubblicitario prodotto da chi cerca notizie viene deviato dai giornali agli aggregatori: che però sono anche dei grandi redistributori del traffico verso i giornali stessi.

Perché un'idea come il consorzio di Attributor funzioni gli editori dovrebbero riuscire a impedire agli aggregatori automatici di accedere alle notizie, costruire a loro volta un aggregatore efficiente e capace di attirare altrettanto traffico di quello che va su Google News, raccogliere pubblicità meglio di Google, e redistribuire il reddito in modo efficiente. Non è impossibile. Ed è una pratica concorrenziale relativamente leale, fintantoché è basata sul tentativo di produrre un servizio migliore. Mentre diventerebbe un'idea piuttosto dubbia nel momento in cui per tagliare fuori Google, gli editori si accordassero di chiedere aiuto ai loro uffici legali. Ne verrebbe fuori una bizzarra brutta copia della querelle della musica registrata.

ps. Nello stesso tempo, altri editori americani, compreso Murdoch erano riuniti a Carlsbad. A discutere delle stesse cose... Più o meno... Il resoconto di Mario Platero.

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05/27/2009

Approfondimenti di Nòva

A Nòva cerchiamo costantemente di trovare il modo per renderci la vita più difficile. Ma del resto ci piace sperimentare. Adesso abbiamo aggiunto un servizio di approfondimenti per alcuni dei nostri servizi. Stiamo ancora cercando di imparare a interpretare lo strumento. Che ci consente di aggregare articoli nuovi o post sui blog di Nòva, ma anche feed rss di contributi scelti nella rete. Ne vengono fuori approfondimenti che si aggiornano. Cercheremo di imparare in fretta. Intanto, i primi tentativi si trovano già online sulla nuova pagina chiamata NòvaReview. I consigli sono bene accetti...

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