Suleyman, Microsoft, UE. Sull’intelligenza dell’antitrust

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore il 3 aprile 2024


Mustafa Suleyman è un super imprenditore dell’intelligenza artificiale. Ha co-fondato DeepMind. È stato in posizioni apicali a Google. Ne è uscito per fondare Inflection. E ora è stato assunto dalla Microsoft con una settantina dei suoi dipendenti. È convinto che l’intelligenza artificiale sia la nuova ondata innovativa che cambia radicalmente gli equilibri di potere nella tecnologia, con conseguenze fondamentali per l’insieme dell’economia e della società, come scrive nel suo libro “The coming wave. Techology, power and the 21st greatest dilemma”, Crown 2023.

Probabile che abbia ragione. La competizione per l’intelligenza artificiale è ormai molto più che una questione di mercato. È, appunto, una scalata al potere globale. E la mossa della Microsoft è una prova di forza. Non solo nei confronti delle altre Big Tech. Ma anche verso il sistema politico. In effetti, in altre circostanze la Microsoft avrebbe comprato Inflection e assorbito in questo modo tutte le persone che lavoravano in quell’azienda. Ma nel contesto attuale l’antitrust l’avrebbe forse messa in difficoltà. E così l’ostacolo è stato aggirato: assumendo direttamente le persone e lasciando perdere l’azienda. Ora Suleyman avrà una posizione di responsabilità nello sviluppo dei servizi per gli utenti finali a base di intelligenza artificiale della Microsoft. Che nel frattempo ha finanziato OpenAI e stretto un’alleanza commerciale con Mistral. E con queste mosse ha ritrovato la prima posizione nella classifica delle aziende più capitalizzate e lasciando indietro – almeno nella percezione generale su quanto avviene nello sviluppo dell’intelligenza artificiale – Google che continua con la sua DeepMind e Amazon che lavora con Anthropic. 

Intanto, le tre rivali Apple, Meta, Google si stanno battendo con l’antitrust europea che le accusa di non avere operato come prescritto dal Digital Markets Act, il nuovo regolamento scritto per salvaguardare la regolarità del mercato digitale in Europa. I comportamenti di queste Big Tech – considerate gatekeeper del mondo digitale come Amazon, TikTok e Microsoft – non sarebbero conformi alle norme, perché i loro prodotti sono organizzati in modo che non consentirebbe una vera concorrenza da parte di gestori di servizi più piccoli e da parte di innovatori che cercano modelli alternativi. 

Il fatto è che quando le aziende digitali conquistano una dimensione tale da consentire loro di servire miliardi di utenti, acquisiscono non soltanto una capacità di difendere naturalmente il loro spazio di mercato giocando sull’effetto-rete che privilegia le tecnologie più utilizzate, ma anche una posizione dominante su molti spazi economici adiacenti ai loro. Acquisiscono insomma un potere e un’influenza che vanno ben oltre la loro pur gigantesca forza economica. Il che richiede alle autorità antitrust di scalare a loro volta con le analisi e i provvedimenti. Le conseguenze dell’azione delle Big Tech si riflettono non soltanto sui consumatori, la categoria che solitamente è considerata da salvaguardare con le azioni dell’antistrut: con la crisi dei corpi intermedi, macinati dall’ideologia neoliberista, i monopoli e gli oligopoli possono limitare la libertà anche di altre categorie come i lavoratori e, più in generale, i cittadini. Se questo è vero, l’antitrust dovrebbe poter allargare il suo raggio d’azione per valutare le operazioni delle aziende che si trovano in posizione dominante in base al rischio che penalizzino non solo in consumatori ma anche appunto i lavoratori e i cittadini.

Non è troppo tardi. L’intelligenza artificiale non ha ancora trovato il modo di generare un vero e proprio effetto-rete del tipo che crea un lock-in degli utenti. I modelli a sottoscrizione sono fatti in modo da consentire la libertà di abbandonarli quando i clienti sono incuriositi dal servizio di un’azienda concorrente. E in effetti le alternative non mancano. La strategia della Microsoft è orientata da un lato a usarla per distinguere i suoi prodotti finali e dall’altro a contrattualizzare sempre più talenti e soluzioni per controllare le dinamiche dell’innovazione alla radice. Operando in questo modo si protegge dalla concorrenza. La borsa apprezza perché, spesso, fa il tifo proprio per ciò che l’antitrust dovrebbe combattere. Ma un’evoluzione delle norme a difesa della concorrenza è ancora possibile.


Foto: “Mustafa Suleyman” by Joi is licensed under CC BY 2.0.