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Lunga durata e innovazione

Una persona di trent’anni è giovane. Un fenomeno che ha trent’anni è antico. Questa è la percezione attuale. Nella società tradizionale si sarebbe probabilmente detto il contrario: ma il fatto è che le persone vivono sempre più a lungo in un mondo che cambia sempre più velocemente. Almeno in apparenza, appunto. Perché in realtà le durate del tempo sociale sono sempre molteplici: si sovrappongono fenomeni strutturali di lunga durata, congiunture e cicli, fatti che si esauriscono nella loro manifestazione quotidiana. È uno degli insegnamenti dello storico francese Fernand Braudel: la sua guida aiuta sempre a guardare alla storia più in profondità. E a trent’anni dall’esordio in grande stile dell’internet italiana non si può non vedere che la trasformazione è stata straordinaria dal punto di vista sociale, culturale, economico e politico: ma per comprendere come questa trasformazione andrà avanti, vale la pena di cominciare anche a studiare quello che nonostante tutto si è mosso a una velocità più lenta e soprattutto quello che si è esaurito con la sua apparizione. Il primo genere di fenomeni, quelli più profondamente culturali e geografici, per esempio, continuano a farsi sentire: la distanza tra nord e sud in Italia, la differenza tra ricchi e poveri, la separazione tra mondo pubblico e privato e soprattutto il familismo e il localismo che convive con imprese e territori votati alle relazioni internazionali e globali. Fenomeni strutturali che cambiano lentamente – se cambiano – e la cui importanza sembra crescere nel tempo. Il secondo genere di fenomeni, quelli che passano appena si manifestano, sono invece le fiammate fuffarole e modaiole congegnate intorno a parole chiave che traggono in inganno chi non sia concentrato a discernere tra ciò che è importante e ciò che è soltanto interessante. Considerare internet come una moda passeggera, come il borsello, secondo la famosa frase di un grande direttore di giornali italiano è sbagliato quanto credere che basti una connessione e una piattaforma molto visitata per fare di chiunque un produttore di informazioni di valore. Ora siamo nella fase in cui sono sempre meno coloro che sottostimano la grandezza della trasformazione in atto, ma sono ancora troppo pochi quelli che smettono di sovrastimarla. Ci vuole tempo per armonizzare.

Articolo pubblicato su Nòva il 22 novembre 2017