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Dopo Steve Jobs

I fatti della vita sono i puntini di una biografia che si uniranno in futuro, non possiamo riconoscerne in anticipo il senso. Perché il futuro non si prevede: si costruisce con le proprie azioni. Quello che ci consente di andare avanti è coltivare una sorta di fiducia nella vita e in quello che saremo capaci di farne. E l'esperienza insegna che faremo qualcosa di grande della nostra vita se saremo capaci di scegliere di dedicarci a quello che amiamo.

Steve Jobs lo ha spiegato a Stanford nel suo discorso più famoso e importante. Tre episodi della sua vita, la nascita, l'abbandono della Apple, l'annuncio della sua morte. Storie di sofferenza. Ma i puntini si sono uniti in seguito, perché Jobs ha effettivamente saputo scegliere di costruire la sua vita a partire da ciò che amava fare. E ha fatto qualcosa di grande.

Ieri, Steve Jobs ha lasciato la Apple per la seconda volta. Le conseguenze della sua malattia non gli consentono più di svolgere il suo lavoro. La sua decisione da capo della Apple, operata per amore della sua azienda e con la consapevolezza che potrebbe essere l'ultima, è stata quella di dimettersi da amministratore delegato e chiedere al board di nominare al suo posto Tim Cook. I puntini non sono uniti ancora: conosciamo solo le domande che ci poniamo. Ce la farà la Apple a mantenere il suo stile innovativo e la sua leadership culturale senza la sua guida carismatica, senza il suo fondatore e il manager che l'ha amata di più?

La morte, dice Jobs, è la migliore invenzione che ci possa essere perché è il più ineludibile appuntamento con il cambiamento. Anche questo è un futuro da affrontare con una sorta di fiducia. Operando le proprie scelte per amore. Guardando alle cose importanti. E ieri, lasciando l'azienda, Jobs non ha avuto bisogno di molte parole per dirlo. Resterà come presidente, parte del board e impiegato della Apple. Resterà come ispiratore. Ma ora il compito di interpretare il pubblico e la tecnologia passa alla sua squadra.

Il mercato finanziario non ragiona con il cuore e certamente penalizzerà la Apple. Ma il mercato non è la storia.

La competizione nelle tecnologie digitali cambierà: senza un fuoriclasse come Jobs la partita sarà più incerta e i risultato più aperto. Ma qualcosa di ciò che ha fatto Jobs resterà ancora a lungo a dettare il ritmo dell'innovazione.

Perché Jobs ha rivoluzionato il mondo delle tecnologie già molte volte. L'Apple II ha contribuito a fondare l'informatica personale. Il Macintosh ha cambiato fondamentalmente il senso dei computer. L'iPod-iTunes ha riorganizzato il mondo della musica. L'iPhone ha ridisegnato il telefono e l'internet mobile. L'iPad ha aperto una finestra completamente nuova sulla rete e l'intelligenza collettiva che vi si sta sviluppando. L'ultima rivoluzione è implicita nella sua scelta di ieri.

La grandezza di Jobs si legge nel suo approccio alla creazione. Jobs è stato come un artista di fronte alla sua opera. È stato come un amico di fronte alla sua azienda. Ed è stato come un maestro di fronte ai suoi collaboratori. Ma soprattutto è stato un magnifico interprete delle esigenze del pubblico: un uomo comune, come ce ne sono pochi. (*)

La nuova rivoluzione di Jobs, quella che dobbiamo ancora vedere, è implicita nella scelta compiuta ieri. Steve Jobs ha lasciato l'azienda alla squadra che ha messo insieme in questi ultimi anni. Il valore di quella scelta sarà anche una nuova misura della grandezza della sua opera: il compito più difficile di un capo è costruire la squadra in modo che i suoi successori riescano a essere grandi. Anche senza di lui.

 

 

(*) La frase è di Raymond Chandler ed è stata scritta per parlare del suo personaggio, Philip Marlowe.