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L’industria dei giornali è come il sole

«L'industria dei giornali è come il sole: sale a Oriente e scende a Occidente». Christoph Riess, ceo di Wan-Ifra, l'associazione mondiale dei giornali che ha organizzato questa settimana a Vienna World Newspaper Congress and World Editors Forum, ha riassunto i dati principali emersi dalla sua ricerca di quest'anno.

1. Il consumo di giornali stampati aumenta in Asia e declina nei mercati maturi dell'Occidente.

2. Il numero di testate diminuisce nel mondo

3. La crisi più significativa è quella che colpisce la free press. Un fenomeno sostanzialemente "finito"

4. I pubblicitari continuano a dichiarare che i giornali di carta sono per loro più efficienti ed efficaci degli altri media.

5. In un giorno medio, i giornali di carta raggiungono il 20% più persone di quante abbiano accesso a internet

6. La pubblicità online non compensa la pubblicità perduta dalle edizioni cartacee

7. I media sociali cambiano il concetto e il processo della ricerca e diffusione di informazione. Ma il modello di business per gli editori resta difficile da trovare nell'arena dei social media.

8. Il business degli editori di giornali è diventato un costante, incessante, aggiornamento, monitoraggio, distillazione e "re-impacchettamento" dell'informazione

9. Il nuovo business digitale non è il business tradizionale dei giornali

Non sono nuove queste scoperte, forse. Più che altro si tratta di una survey talmente estesa da formare almeno una solida conoscenza sulla base della quale si può riflettere. In effetti la base di dati è molto significativa. L’associazione mondiale dei giornali, Wan-Ifra, raccoglie infatti più di 18mila pubblicazioni cartacee e 15mila siti web, con 3mila aziende in 120 paesi.