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L’accelerazione delle scienze della vita

A giudicare dalle opinioni espresse dagli operatori delle scienze della vita riuniti lunedì scorso dall’Ambrosetti, negli ultimi anni, il governo italiano ha dimostrato maggiore sensibilità verso il settore. Come dimostrano gli esempi del Massachusetts e di Israele, le scienze della vita alimentano uno dei settori che più contribuisce alla crescita e all’innovazione: e questo può avvenire anche in Italia. Ma è chiaro che come spesso succede anche in questo settore il gioco strategico di un territorio è quello di mettere insieme risorse, umane, imprenditoriali e finanziarie in modo da raggiungere un’importante massa critica e poter diventare un polo di attrazione. Se talenti e capitali guardano con interesse a quel territorio, il suo contributo alla ricerca e alla crescita aumenta conquistando una leadership culturale decisiva nella competizione contemporanea. In Italia, qualunque iniziativa rischia di apparire limitata nelle dimensioni perché non ci sono grandi centri paragonabili a quelli che si sviluppano in contesti più centralizzati, come avviene nel Regno Unito o in Francia. In Italia, occorre sommare le prime 14 città metropolitane per raggiungere una dimensione paragonabile a Parigi o Londra. Il che significa che per fare massa critica le città italiane devono fare rete. Queste reti non possono essere create con un’iniziativa top down: ma si possono incentivare con policy facilitanti, investimenti nelle infrastrutture, programmi di forward looking procurement (acquisti pubblici non basati su capitolati per beni già disponibili ma definiti da obiettivi che non si raggiungono senza innovazione). In questo modo, le scienze della vita che non trovassero capitali di ventura sufficienti potrebbero aspirare a finanziarsi con l’investimento pubblico al servizio di programmi la modernizzazione dell’assistenza alla salute. È una sfida affrontata anche a Padova Nòva. In un periodo in cui, tra Human Technopole e aggregazioni di università, la rete di competenze italiana si sta rafforzando.

Articolo pubblicato su Nòva il 2 ottobre 2016