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Lungimiranza cercasi per la guida della fase due

In una serata di ottobre del 2018, alla Banca IntesaSanPaolo, il Gruppo Cultura Etica e Finanza ha organizzato un dibattito sui temi più controversi della rivoluzione digitale. In quell’occasione, Vittorio Colao, oggi presidente della task force che deve guidare l’Italia nella fase due della lotta all’epidemia di Covid-19, ha parlato tra l’altro di privacy, sicurezza, dati personali sanitari e interesse della scienza. Il suo discorso ha forse sorpreso il pubblico meno impegnato nella rivoluzione digitale, ma ha dimostrato una fortissima consapevolezza del carattere complesso della grande trasformazione internettiana. Raccontando per esempio dell’interesse della polizia per l’accesso ai dati personali contenuti nei telefoni e quello dei cittadini che invece vogliono proteggere la loro privacy, Colao è riuscito a mostrare come il bene comune alla fine sia meglio salvaguardato dalla protezione dei dati personali, nonostante questo metta in qualche difficoltà chi deve proteggere la cittadinanza dai criminali. Nello stesso discorso però ha aggiunto che la condivisione di dati per scopi scientifici ha un valore ancora superiore, perché fa avanzare per esempio la qualità delle tecnologie sanitarie e consente una disponibilità di cure diffusa non soltanto a coloro che se le possono permettere. Colao ha dimostrato una grande consapevolezza della complessità dell’impatto della tecnologia digitale nella società. Non aveva certo perduto quella consapevolezza quando, negli ultimi tempi, si è dimostrato nettamente favorevole all’introduzione di sistemi di tracciamento degli incontri tra le persone allo scopo di informarle nel caso abbiano passato se un po’ di tempo con individui poi dimostratisi positivi al Covid-19. Successivamente, il governo lo ha incaricato di presiedere la task force che deve coordinare la strategia di gestione della “fase due” quella nella quale il contenimento generico verrà sostituito da una pratica di contenimento mirato a liberare chi non ha probabilità di contagio e concentrare l’attenzione sull’aiuto a chi rischia di più. È un bene che una persona così si trovi in quella posizione. Perché saranno necessari aggiustamenti delle tecniche di contenimento, con piglio pragmatico e visione ampia.

In effetti, in questo caso, la classe dirigente deve pensare in modo più lungimirante della società nel suo complesso. Secondo un sondaggio di Swg, due italiani su tre hanno risposto affermativamente a un sondaggio campionario di fine marzo nel quale si chiedeva: «Lei sarebbe d’accordo che lo Stato possa controllare gli spostamenti dei cittadini attraverso i cellulari anche senza il loro consenso, per individuare le persone entrate in contatto con i soggetti infetti?». Quello che fa Immuni, l’applicazione scelta per il tracciamento in Italia è – saggiamente – molto più garantista di quanto sembrino desiderare gli italiani. La lungimiranza sarà necessaria anche quando si chiederanno ulteriori aggiustamenti, come per esempio l’introduzione della registrazione della localizzazine nel sistema di tracciamento, abilitando l’uso del Gps in una futura eventuale versione dell’applicazione. Colao sa che gli utenti sono meno lungimiranti del necessario: quella sera alla Banca IntesaSanpaolo aveva anche fatto notare come le persone che usano internet non abbiano cambiato abitudini dopo aver saputo dello scandalo Cambridge Analytica, che ha dimostrato come una piattaforma largamente usata come Facebook avesse una totale disattenzione per i diritti degli utenti in termini di privacy. Il potere dei dati è una tentazione molto forte. Ci vuole saggezza per resisterle.

Articolo pubblicato su Nòva il 19 aprile 2020