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Telemedicina rimborsabile

Durante la clausura decisa per limitare il contagio da Covid-19, quasi tutto ciò che era possibile fare online, dal lavoro alla scuola, è stato spostato su piattaforme digitali, sebbene con risultati controversi: ma, apparentemente, hanno fatto eccezione le visite mediche specialistiche. Proprio durante l’epidemia che ha esaurito tutte le risorse del sistema sanitario, è apparso criticabile il fatto che le visite mediche specialistiche dovessero essere svolte di persona, altrimenti non sarebbero state rimborsate. Se si sono svolte online questo è avvenuto in modo tacito per salvaguardare la rimborsabilità.

Per sanare questa situazione, con un occhio anche a qualcosa di più, intende pensare un emendamento al “Decreto rilancio”, che ha come primo firmatario Alessandro Fusacchia, deputato del gruppo misto: «Nell’ambito dei percorsi diagnostico-terapeutici, le prestazioni che, sulla base della valutazione dello specialista (…) possono essere erogate in regime di Telemedicina, sono equiparate, ai fini della rimborsabilità, alle prestazioni erogate in modalità convenzionale». Per i particolari, l’emendamento rimanda a decisioni del ministero della Salute sui tipi di visite che si possono effettuare in telemedicina.

Chiaramente l’approvazione di questo emendamento aprirebbe un mondo. Perché le visite da remoto si svolgono su piattaforme. Che non sono necessariamente semplici strumenti di collegamento ma a loro volta generano innovazioni nella gestione della cura. Lo testimonia per esempio Orientina Di Giovanni, direttore generale di Careapt, startup fondata da Zcube, gruppo Zambon, che sviluppa soluzioni collaborative per la cronicità, con una specializzazione nelle patologie neurodegenerative: «La telemedicina non ci ha solo permesso di visitare pazienti che non avevano accesso ad ambulatori ed ospedali. Ne abbiamo fatto un modo diverso di fare medicina della cronicità, affiancando ai pazienti nella vita di ogni giorno un “personal care manager” e orchestrando l’intervento di tutti gli attori sanitari del “percorso diagnostico terapeutico assistenziale”. È il futuro della cronicità. Solo la tecnologia può renderlo possibile e sostenibile». Sul numero di giugno del Journal of Parkinsonisms and Related Disorders è apparso un articolo che decrive questa esperienza.

Naturalmente non tutto si può fare da remoto, ma si può fare molto. Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, oltre metà dei medici pensa che la telemedicina possa rendere il sistema sanitario più efficiente. I medici specialisti pensano che il 24% delle visite a pazienti cronici e il 18% delle visite ad altri pazienti si potrebbe svolgere attraverso strumenti digitali. La raccolta di dati e lo sviluppo di machine learning sono conseguenze che vale la pena di citare.

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore il 16 giugno 2020