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L’umanità dell’intelligenza artificiale

Da un articolo uscito su Nòva il 7 febbraio 2021 e su 24+ intitolato: “L’intelligenza artificiale può essere umana se impara ad esserlo chi la progetta”.

(…)Come ha detto David Autor, dell’Mit, nel corso del megaconvegno dell’Ocse, anche nel caso dell’intelligenza artificiale ci si può aspettare che il cambiamento a breve sia minore delle aspettative e che nel lungo termine la trasformazione sia più profonda del previsto. Ma per comprendere in che senso occorre guardare all’ecosistema complesso e non alle singole lineari situazioni professionali. «Pensavamo che il machine learning funzionasse solo per applicazioni specializzate, ma abbiamo constatato con sorpresa che è molto adattabile a problematiche diverse. Il che può generare salti trasformativi più alti del previsto.

Ci saranno anche effetti sociali significativi con un aumento della diseguaglianza e quindi un rallentamento della crescita», nota Autor. «La policy deve occuparsi della protezione delle persone il cui lavoro rischia di perdere importanza. E investire nell’educazione e nella preparazione. È una soluzione molto migliore che semplicemente sostenere il loro reddito. Occorre fare di tutto per migliorare le capacità delle persone di lavorare nel corso della trasformazione e pagarle di più: l’unica forma sensata di redistribuzione della ricchezza che sarà generata dalla maggiore produttività dovuta all’intelligenza artificiale è quella che passa attraverso lavori migliori e meglio pagati».(…)