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La via dell’auto autonoma italiana è sulla via Emilia

Da un articolo uscito su Nòva il 14 febbraio 2021 e su 24+ intitolato: “La via italiana alla produzione dell’auto senza pilota si chiama Via Emilia”.

Le tecnologie passano. Le conoscenze restano. E questo è talmente importante e strategico che spesso viene dimenticato. Si parla di digitalizzazione pensando alle tecnologie: ma ciò che conta è come queste tecnologie vengono incrociate con il “saper fare” profondo che alla fine genera la vera ricchezza di opportunità per una popolazione. Un caso che lo dimostra in maniera palpabile è quello della concentrazione di conoscenza su come si fanno le automobili che esiste in Emilia. Di tutti posti del mondo dove la FAW, il principale produttore di auto cinese, poteva decidere di investire – un miliardo – per produrre il suo modello di auto di alta gamma elettrica e ibrida, ha scelto l’Emilia. E il suo partner sarà la Silk EV che a sua volta è una società di ingegneria internazionale che ha scelto quella regione per il quartier generale. La serie S del marchio Hongqi sarà una gamma di veicoli sportivi di super-lusso, altissima prestazione, funzionanti con fonti energia moderne. Il designer sarà una superstar come Walter De Silva. L’ispirazione, dicono alla Silk EV è la Ferrari e la Porsche. Potevano andare ovunque a fare questo mestiere. Ma in Emilia trovano tecnici appassionati e qualificati: quelli che fanno grandi Ferrari, Lamborghini, Ducati, Toro Rosso, Maserati, Dallara. I giovani preparati alla Motorvehicle University of Emilia-Romagna (Muner), l’università specializzata nel design e nell’ingegneria dell’auto da corsa. E strutture di servizio straordinarie come il sistema per la simulazione delle prestazioni e la progettazione dell’aerodinamica della Dallara. Il motore a scoppio magari passa. Ma saper fare le macchine è molto di più. E l’attrazione del mondo dei veicoli del futuro spiega, probabilmente, perché a Parma ci sia uno dei pionieri dell’auto autonoma, come Alberto Broggi, fondatore di Vislab, oggi acquisita dall’Ambarella, azienda americana che non a caso ha lasciato il laboratorio a Parma, anche per non perdere il contatto con il fermento industriale e la competenza che c’è nel territorio. E la concentrazione di sapere automobilistico nella Regione spiega perché Broggi, insieme a Rita Cucchiara che dirige il laboratorio congiunto della Ferrari con l’Università di Modena e Reggio Emilia, chiamato “RedVision” e dedicato alle tecnologie di visione artificiale per automobili, soprattutto per la parte di interazione tra umani e veicoli. «Più in generale, ci occupiamo del riconoscimento della scena attorno al veicolo, dalla segmentazione della strada alla predizione delle traiettorie dei pedoni. Per far questo progettiamo nuove architetture neurali che siano efficaci e anche sostenibili energeticamente». Non per niente, Nvidia, gigante dell’elettronica per i dispositivi che hanno bisogno di prestazioni eccezionali che servono all’intelligenza artificiale, ha aperto un laboratorio a Modena per supportare la ricerca locale nel deep learning. L’importanza mondiale del lavoro di Broggi e Cucchiara è stata riconosciuta anche nel corso della discussione sullo sviluppo della visione nell’auto autonoma nel corso di una discussione di giorno fa con Marco Pavone, Director, Autonomous Systems Laboratory Department of Aeronautics and Astronautics e Silvio Savarese, Director, Computational Vision and Geometry Lab, entrambi a Stanford University. (…)