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Credibilità della scienza e policy

In Italia c’è più fiducia per la scienza, l’intelligenza artificiale e per i giornali che ne parlano che in Francia o in Germania. È il sorprendente dato che emerge da un vasto sondaggio realizzato da Pew Research. Il che si confronta con i dati Desi (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea che dicono che l’Italia è molto meno ferrata di Germania e Francia per ciò che riguarda il digitale e le tecnologie. In Italia, peraltro, le persone sono più convinte che in Francia e in Germania del fatto che il pubblico non capisce la scienza e quello che viene detto sui giornali a riguardo. Il che va in parallelo al dato registrato dal Desi: l’Italia è ultima in Europa per quanto riguarda le competenze digitali. Insomma gli italiani sanno di non sapere e si affidano a chi sa, in percentuali più elevate di Francia e Germania.

Se c’è un atteggiamento convenzionale in Italia è quello dell’autoflagellazione. Ma questi dati potrebbero essere letti in positivo: come la premessa di una ricerca di consenso intorno a politiche più orientate all’investimento in tecnologia digitale e scienza. Nonché in educazione scientifica. Sempre secondo Pew, gli italiani ritengono che essere “leader nella scienza” in percentuali superiori a quelle che si registrano in Francia e Germania. Inoltre, appunto, ritengono che l’investimento pubblico nella scienza faccia bene alla società in una percentuale pari a quella che si vede in Germania (77%) e superiore a quella che si vede in Francia (61%).

Del resto, gli italiani pensano che il cambiamento climatico stia influendo molto sulla loro vita in una percentuale (55%) superiore a quella che si registra in Germania (22%) e Francia (36%) e giudicano che il governo stia facendo troppo poco in materia in percentuale (81%) superiore a quella di Germania e Francia (entrambe a 63%). In tutti i paesi, comunque, queste sensibilità sono più forti negli elettorati di sinistra che in quelli di destra, nota Pew.

Il legame tra cultura scientifica e tecnologica non è del tutto ovvio, in verità. Ma esiste ed è importante: perché in entrambe prevale la predilezione per la verifica empirica rispetto all’opinione pregiudiziale o ideologica. E, con un pizzico di pregiudizio, si può dire che è probabilmente proprio questo che manca di più in Italia. Il che però è un punto cruciale, perché potrebbe rendere tutto più comprensibile. Battersi in modo più forte e duraturo per un aumento degli investimenti in scienza, tecnologia, educazione, sarebbe chiaramente una buona strategia politica, soprattutto per i partiti di sinistra ma potrebbe essere anche importante per migliorare certi risultati a destra, vista la vastità della maggioranza di italiani che sembra condividere un forte consenso per questi temi. E se questo non avviene abbastanza è probabilmente perché ai vertici della politica si ragiona tenendo poco in conto questo genere di dati di fatto. Sicché alla fine si potrebbe dire, con un minimo di spirito del paradosso, che la priorità per i politici che pensano sinceramente che l’Italia dovrebbe fare di più per la scienza e la tecnologia dovrebbe essere quella di educare meglio il resto della classe politica.

Articolo pubblicato su Nòva il 4 ottobre 2020