Mario Nobile. La strategia Agid per la sovranità

Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore il 22 luglio 2026


I principi e i desideri che si vorrebbe guidassero lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono più conosciuti dei modi con i quali si può effettivamente governare questa tecnologia. E per questo sono benvenuti i chiarimenti sull’applicazione concreta della normativa europea e italiana in materia. In questi giorni, per esempio, sono arrivate alle ultime battute le discussioni sui decreti che tra l’altro precisano i compiti di Agid e Acn, le autorità alle quali l’Italia ha affidato le funzioni di guida e controllo previste dall’AI Act europeo e dalla legge 132 del 2025. 

L’Agid si prepara da tempo. La pubblicazione delle sue linee guida per l’applicazione, lo sviluppo e l’acquisto di intelligenza artificiale rivela di fatto un’interpretazione strategica. Lungi dall’essere concentrato sui rischi e le preoccupazioni suscitate dall’intelligenza artificiale, questo approccio appare piuttosto orientato a valorizzare le opportunità: ma consapevolmente, non per semplice applicazione delle opzioni proposte dai venditori. Nel contesto dell’intelligenza artificiale, in effetti, l’innovazione non è sostenuta soltanto da parte dell’offerta, ma anche e forse soprattutto, da chi la interpreta e la utilizza. Perché il valore dell’intelligenza artificiale non si compra ma si comprende. E solo a quel punto può produrre qualcosa di interessante.

Mario Nobile, il direttore dell’Agid, spinge per strategie sistemiche. «La legge attribuisce all’Agid la funzione di agenzia di notifica degli organismi di valutazione della conformità delle soluzioni a quanto previsto dalle leggi». L’impostazione dell’AI Act è orientata al contenimento dei rischi connessi alle diverse forme di utilizzo dell’intelligenza artificiale che vanno appunto valutati da organismi tecnici specializzati. E l’Agid ne diventa a sua volta il valutatore. Ma sviluppando questo compito ne assume un altro affascinante: «L’Agid è il primo interlocutore per chi, avendo un’innovazione da proporre al mercato, voglia o debba accedere a una sandbox – una sorta di spazio di sperimentazione protetto – per valutarne i rischi». È l’aspetto più interessante dell’AI Act: con l’introduzione delle sandbox, il regolamento dimostra di non essere concepito per frenare l’innovazione ma per qualificarla, facendo in modo che prima di arrivare ai compratori, l’intelligenza artificiale sia il più possibile sicura. E l’Agid diventa in questo modo l’agenzia che supporta gli innovatori in questo percorso che rende i prodotti degni di fiducia.

Operando su questo piano strategico, Nobile può alla fine influire sulla concezione architetturale dell’intelligenza artificiale che viene adottata dalle pubbliche amministrazioni e dalle imprese. «La qualità e la riservatezza dei dati sono fondamentali per migliorare i risultati dei modelli». E questo suggerisce soluzioni che non sono necessariamente l’applicazione tour court dei mega modelli degli incumbent. Anzi. «La sovranità digitale non è l’autarchia, che è impossibile, ma il raggiungimento del massimo controllo possibile. Che richiede la presenza di alternative per evitare la dipendenza da un solo fornitore. E la scelta tra le alternative non può che tener conto anche della salvaguardia della proprietà intellettuale delle aziende e della privacy dei cittadini».

Insomma, le esigenze degli utilizzatori e della società sono al centro delle procedure previste dalle regole europee e italiane. E i metodi prevedibili con i quali queste regole vengono concepite e implementate potrebbero alla fine apparire persino più amiche dell’innovazione di quanto non rischino di dimostrarsi gli interventi verticistici e vagamente autoritari del governo americano che, senza preavviso particolare, può decidere di togliere certi modelli dal mercato, e poi riammetterli, in base a criteri ben poco trasparenti.