La sfida dell’innovazione normativa europea a Big Tech

Articolo pubblicato su Nòva, Il Sole 24 Ore, domenica 13 novembre 2022


Il crollo delle quotazioni dei giganti tecnologici – oramai chiamati MAAMA (Meta, Alphabet, Amazon, Microsoft, Apple) – che ha fatto evaporare 3mila miliardi di dollari dall’inizio del 2022, non è la conseguenza di una vera e propria difficoltà economica, visto che queste aziende continuano a produrre una cassa immensa: sembra piuttosto un cambio di mentalità. Si direbbe che il mondo della finanza pensasse che quelle aziende erano invulnerabili, destinate a crescere all’infinito, inattaccabili da niente e da nessuno. E che adesso sia invece pervaso da qualche dubbio in proposito. Che cosa dunque ha cambiato la mentalità degli investitori? È possibile si siano convinti che le Big Tech sono destinate a diventare “aziende normali”?

Insomma, la domanda è semplice. Siamo di fronte a una crisi congiunturale oppure strutturale? E quali sono i cambiamenti di contesto che contano di più? Le risposte sono molteplici: da un lato, l’oggettiva difficoltà di mantenere un sentiero di crescita eccezionale paragonabile a quello tenuto nel periodo più acuto della pandemia, dimostrata soprattutto dalle difficoltà delle piattaforme che contano soprattutto sulla pubblicità per il loro fatturato; dall’altro lato, la fine della mitizzazione di queste aziende, quasi la loro incipiente impopolarità che potrebbe finire coll’allontanare i clienti, collegata alle critiche nei confronti dei comportamenti di alcune di quelle aziende, Meta in testa, sul rispetto dei diritti umani, sul loro contributo alla diffusione di informazioni senza qualità o francamente violente, sulla loro tendenza a eludere il pagamento delle tasse, sul loro contributo alla produzione di CO2. Fenomeni che erodono l’assunto per tanto tempo ritenuto valido nei mercati secondo il quale le Big Tech hanno dimensioni colossali ma anche un futuro di crescita senza limiti.

Un cambio di stagione che potrebbe essere definitivamente sancito dall’entrata in vigore delle nuove regole europee, come il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Sono norme che servono a guidare le strategie delle grandi piattaforme in modo che rispettino i diritti delle persone e il funzionamento del mercato. La Commissione Europea ha definito le caratteristiche delle piattaforme che hanno un potere di gatekeeper e che dunque devono sottostare alle nuove regole. Le responsabilità dei social network, dei marketplace, dei motori di ricerca, usate per far circolare discorsi d’odio, false notizie e altre informazioni tossiche o prodotti pericolosi e illegali, saranno chiamate in causa in modo più preciso. Le norme introducono limiti nella presentazione della pubblicità e nell’uso dei dati per la personalizzazione dei messaggi pubblicitari. Inoltre, le strategie di quelle enormi aziende saranno controllate in modo più attivo quando riducono la libertà di mercato e costruiscono condizioni di favore per i propri prodotti, penalizzando quelli dei concorrenti. Si tratta di norme che saranno fatte rispettare anche imponendo maggiore trasparenza nei dati in possesso delle piattaforme. L’innovazione normativa europea potrebbe avere effetti globali.


Foto: “European Parliament (Brussels)” by Xaf is licensed under CC BY 2.0.