Rapporto sull’AI di Bengio e Ressa per l’ONU

Il tema dell’intelligenza artificiale sta maturando. Ed è ormai chiaro anche in America, come lo è stato precocemente in Europa, che il processo di sviluppo di questa tecnologia va indirizzato. Non si tratta di governare la tecnologia, ma chi la produce e ne ricava un enorme potere.

Il punto è chiaro: come fare in modo che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale serva il bene comune e non gli interessi di pochi superpotenti. Ne ha scritto il papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas e lo pensa l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il 6-7 luglio 2026, a Gineva, comincia un processo deliberativo internazionale organizzato dall’ONU e guidato da due persone di specchiata consapevolezza come Maria Ressa, premio Nobel per la pace, giornalista, e Yoshua Bengio, premio Turing, scienziato. 

Il Sole 24 Ore ha scritto fin dall’esordio di ChatGPT nel 2022 che questa tecnologia era una questione di qualità della conoscenza. Non si trattava di fornire un’etica a una macchina, ma di discutere e qualificare la consapevolezza epistemologica di chi la progetta e utilizza. La scelta di affiancare alla guida di questa iniziativa uno scienziato fondamentale per lo sviluppo di questa tecnologia come Yoshua Bengio e Maria Ressa, una giornalista che combatte per la libertà di conoscere come stanno le cose, dimostra che all’ONU è ormai chiaro qual è il problema.

Non è vero che il percorso futuro dell’intelligenza artificiale è scritto e che non ci sono alternative al modo con il quale è stato finora concepito. È vero che questa idea è frutto di una narrativa di potere. Ed è vero che è possibile creare tecnologie alternative, per progetto e per prodotto, allo scopo di indirizzare il progresso in modo che possa ottenere i risultati orientati al bene comune nei campi più promettenti della salute, dell’agricoltura, della scienza.

Il 1° giugno 2026, è stato presentato un rapporto preliminare del gruppo di lavoro indipendente dedicato a raccogliere evidenze sulle possibilità, le opportunità emergenti, i rischi dell’intelligenza artificiale. Il rapporto presenta i trend della tecnologia e avverte: le forme di allineamento e di controllo dell’intelligenza artificiale attualmente messe in atto non sono sufficienti a tenere il passo della crescita delle abilità della tecnologia.

Presentando il rapporto, Maria Ressa ha detto che il rapporto dimostra alcune tendenze in atto. La velocità di sviluppo non rallenta e la concentrazione del potere è sempre più forte. Il controllo della qualità della conoscenza è difficile e l’ecosistema dei media ne emerge inquinato. «Se non ci sono i fatti non c’è la verità. E allora non c’è fiducia. Perché non esiste una realtà condivisa. Quindi non c’è democrazia». Non è un fenomeno ineluttabile dice Ressa. È un progetto autoritario. «Gli scienziati lo dimostrano. Ma il futuro non è scritto. La scienza ci ha dato un linguaggio comune. E questo rapporto è un terreno comune per deliberare insieme».

Yoshua Bengio annuncia che questo rapporto è l’inizio di un percorso. «L’intelligenza delle macchine è potere. Ma può essere indirizzato dalla saggezza verso il benessere. Può servire alla salute pubblica, all’agricoltura, alla scienza. Ma i benefici per ora sono distribuiti in modo ineguale nel mondo e nelle società. Non esistono garanzie che le forme di allineamento attuali funzionino. E la concentrazione del potere è estremamente pericolosa. Si può agire a livello internazionale per correggere la tendenza».